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Wednesday, April 11, 2012

La classe musicale di Jonathan Wilson

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 2 Gennaio 2012


Jonathan Wilson - 21/11/2011, Hoxton Square Bar and Kitchen, London
Jonathan Wilson - Hoxton Sq.and Bar Kitchen - London - 21/11/2011
Stasera Jonathan Wilson chiuderà con questo concerto nella sala “Hoxton Square Bar and kitchen” il suo tour Europeo. Un tour clamoroso che lo ha visto spalla in quello inglese dei Wilco e aprire il concerto di Roy Harper per il Royal Festival Hall. Bisogna anche aggiungere che Jonathan Wilson e’ stato incensato dalla stampa britannica e europea come “la nuova sensazione musicale”: sue interviste, articoli e recensioni sono stati pubblicati sui maggiori quotidiani e stampa specializzati. Uncut l’ha nominato come migliore artista emergente per il 2011 e il suo album e’ arrivato al n.4 della classifica di Mojo per il 2011. Jonathan Wilson e’ figlio degli anni 70 anagraficamente e musicalmente. Con lui sembra che la musica si sia fermata al folk rock psichedelico dei Grateful Dead, Allman Brothers, Blind Faith, Quicksilver Messenger Service. Non per nulla lo stesso Wilson ha installato il suo studio di registrazione a Laurel Canyon, nel quartiere di Los Angeles che fu la culla della scena del folk rock da Joni Mitchell a Crosby, Still, Nash & Young agli eroi del rock degli anni 70 come Jimi Hendrix, Frank Zappa, Jim Morrison. Già produttore di artisti quali Erykah Badu, Phil Lesh, Elvis Costello, Jackson Browne, Chris Robinson, Will Oldham, stasera e’ invece musicista in una sala gremita di fans e addetti allo spettacolo. Jonathan Wilson si presenta sul palco con una band di musicisti talentuosi.
Jonathan Wilson - Hoxton Sq.and Bar Kitchen - London - 21/11/2011
Il concerto ci catapulta indietro di trent’anni sulla costa californiana. Gli strumenti sono gli stessi e l’equipaggiamento che accompagna la band prende quasi la metà del palco, come si usava negli anni 70. Lo show fluisce leggero tra alcuni titoli del primo disco di Jonathan Wilson “Frankie Ray” del 2007, disco interessante passato nell’indifferenza della critica e l’ultimo “Gentle Spirit”.
Gli animi s’infiammano con Desert Raven, The Way I feel, Valley. Non sorprende a metà concerto la cover dei Quicksilver Messenger Service Lovestrong. Bastoncini d’incenso che si accendono sul palco e fans incantati dal fascino e talento di questo non più giovanissimo musicista. Ci si prolunga in soli di chitarra e giri di synth che ci fanno ripiombare quasi nel mood di un concerto dei Pink Floyd. A fine concerto, un attimo di relax con i fans e il gruppo riparte sul suo furgone alla volta di un altro tour americano. Ritorneranno in Inghilterra a Gennaio 2012: spero che saremo in molti di più a celebrare queste piacevoli note nostalgiche di un’epoca ormai andata.

Myriam Bardino

Richard Buckner & Sacri Cuori - 14/11/2011, Social, London

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 16 Dicembre 2011

Richard Buckner & Sacri Cuori - Social - 14/11/2011
Un qualunque lunedì invernale londinese. Un freddo pungente e una certa strana quiete. In fondo a un dedalo di viuzze buie, non molto lontano dalle luci brillanti di natale delle arterie principali del centro, la luce soffusa di un locale. Entriamo. Un lungo corridoio con un bar e poche persone al bancone. Nel sottosuolo ci sono molte piu’ persone e un palco in fondo a un altro lungo corridoio. Tavoli di legno,
muri in cemento e enormi vetrate che salgono fino al marciapiede. Serata speciale stasera al Sociale, é la seconda tappa londinese sold out del poeta maledetto dell’alternative country: Richard Buckner uno dei piu’ rinomati cantautori americani, idolatrato da un seguito di fans aggueriti e venerato da numerosi musicisti americani come Bon Iver, Calexico, Marc Ribot, David Grubbs, Steve Shelley (Sonic Youth) che hanno collaborato con lui a piu’ riprese durante la sua carriera. Dapprima c'e’ stato un coinvolgimento in un’indagine a causa di omicidio, “vai via da New York per vivere una vita tranquilla e hai la sfortuna di scegliere la casa proprio nel punto dove la mafia fa sparire i corpi”, come Richard ci dira’ durante la serata. Poi il suo impianto va in panne durante la registrazione del disco. Trovando nuove fonti d’ispirazione, riprende a lavorare al disco un po’ piu’tardi e invita a collaborare per il suo album Steve Shelley, il batterista dei Sonic Youth e l’inventore della pedal steel guitar Buddy Cage. Le tracce sono finalmente pronte ma il computer contenente tutti i mix per il nuovo disco viene rubato. Richard impassibile, anche contro il fato avverso si rimette al lavoro realizzando finalmente le nove tracce per il suo nuovo disco “Our Blood” che vedrà la luce la scorsa estate, un gioiellino musicale. Non soltanto Richard Buckner é un fine chitarrista ma anche un talentuoso scrittore che riesce a creare della poesia e a vedere speranza anche sull’orlo del baratro, quando tutti gli altri “hanno abbandonato la barca”. Una rabbia latente alla quale aggrapparsi per sentirsi ancora vivi quando il destino ci volta le spalle. Per questo tour Europeo, Richard Buckner si fa accompagnare dagli italiani Sacri Cuori che aprono anche i suoi concerti. Una band che riesce a miscelare con delicatezza folk, blues e psichedelica. Avevano già esordito un annetto fa con il prezioso “Douglas and Dawn” registrato tra Tucson e Bristol con la collaborazione tra gli altri di Calexico, Howe Gelb, James Chance, Marc Ribot e John Parish. Dopo questo tour saranno in studio con Dan Stuart (ex Green on Red) e Hugo Race. Stasera, piu’ che un concerto, sembra di stare in un salotto tra amici, Richard racconta al pubblico aneddoti della sua gioventu’: episodi di vita vissuta tra amori e motociclette che ricorda con lieve nostalgia. Assaporiamo tutti gli istanti di questa scaletta che s’incentra per meta’ sull’ultimo disco “Our Blood” e per meta’ sulla sua discografica precedente. I Sacri Cuori si rivelano essere un’ottima band di supporto, aggiungono e ricamano musicalmente attorno alla poesia di Richard Buckner.
Richard Buckner & Sacri Cuori - Social - 14/11/2011
Al Social, rimaniamo tutti ipnotizzati da questo menestrello americano che si mette a nudo davanti a noi, “sono una persona semplice e diretta e non mi piace fingere” ci aveva detto prima del concerto. E si continua con pezzi come Ed’s song dal suo omonimo cd e Gauzzy Dress dal suo primo album “Bloomed” del 94. Alcuni di noi che hanno seguito Buckner da tanto tempo vorrebbero che scavasse ancor di piu’ nella sua vecchia discografia ma per lui, che guarda al futuro, le vecchie canzoni appartengono al passato, “un po’ come andare a rileggere i vecchi diari mi imbarazza”. Il concerto, dai tratti onirici, si chiude con la splendida “A chance counsel”. Gli animi si commuovono, gli occhi luccicano. Per il bis, Richard ritornera’ sulla scena da solo con la sua chitarra acustica per una cover di Candy-O dei Cars. Usciamo dal Social ancora permeati dalla delicatezza delle note di questa magica serata.

Italians do it better

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 16 Dicembre 2011

“Thee Piatcions” (19 novembre 2011, 93 Feet East, London)
Thee Piatcions - 93 Feet East - London - 19/11/2011
Terra di confine quella di Domodossola, di dove i Thee Piatcions sono originari. Lo scorso settembre hanno realizzato il loro cd d’esordio “Blame the Parents” che ha avuto delle critiche positive in tutto il circuito indipendente italiano ed estero. Un album tra la psichedelia e lo shoegaze, solo come le bands dl terzo millennio sanno mixare. Il disco e’ stato prodotto da James Aparicio
che ha gia’ lavorato con Goldfrapp, Nick Cave, Mogwai e recentemente con Liars e Spiritualized.Per questo progetto i Piatcions, sono stati affiancati da Robert Toher degli Apse alla chitarra e alla voce che li segue pure in questo tour europeo. I Piatcions non sono nuovi alle scene europee ma questa volta sono rafforzati dal repertorio del nuovo disco. Questo tour dopo l’Italia li porterà nella Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Croazia e Inghilterra dove hanno previsto quattro date. I Piatcions hanno raccolto molte critiche positive nell’ambiente underground inglese e non c’e’ da stupirsi che questa sera, prima delle due date a Londra, ci sia una grande riscontro del pubblico del 93 Feet East. Dal vivo, non c’e’ che dire: spaccano: un energia dirompente, le due chitarre e batteria irrefrenabili e un basso pesantemente rabbioso. Un muro di feedbacks, riverberi e chitarre a tutto volume. La risposta da parte del pubblico alimenta l’energia della scena: mentre Robert Toher urla con rabbia contorcendosi sul suo microfono a metà tra Anton Newcomb e Nic Offer, il bassista Dave Cocks si lancia suonando tra la folla, e tutta la sala in delirio inizia a ballare senza sosta. Il concerto finisce tra uno scroscio d’applausi. Piccoli italiani crescono all’estero.

Thee Piatcions - 93 Feet East - London - 19/11/2011

Tuesday, April 03, 2012

Musica di classe

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 29 Ottobre 2011 


"Teho Teardo e Martina Bertoni” (15 Settembre 2011, Istituto Italiano di Cultura, Londra)
Teho Teardo, Martina Bertoni e Alexander Balanescu, ICI , London, 15/09/2011
L’Istituto Italiano di Cultura di Londra e’ uno di quei posti dove ti senti ripiombato in un’Italia conservatrice e stantia. Tutti i movimenti e le conversazioni casuali diventano noiosamente formali e si respira quell’aria di pesantezza e d'indottrinamento culturale che appartiene solo a una certa élite di privilegiati, solitamente una classe alto borghese, più interessata all’apparire in certi eventi che non ad apprezzarli genuinamente nell’anonimato. E’ stato con grande sorpresa quindi che ci e’ giunta notizia del concerto di Teho Teardo in questo luogo. 
Ma il contrasto della musica con il luogo e il pubblico l’hanno trasformato in un evento alquanto inusuale e interessante. La serata faceva parte di“Synecdoche Vedute”, un progetto di Flavio De Marco, un giovane artista italiano, che basandosi su fotografie, quadri, guide, poster, mappe e varie astrazioni cromatiche ha interpretato artisticamente tramite dei dipinti e un plastico, il suo legame personale con sei città diverse: Lecce, Bologna, Milano, Roma, Berlino e Londra. Dopo Reggio Emilia, Flavio de Marco porta il suo progetto a Londra dove negli ultimi anni, si e’ sentita la rinascita di una certa psicogeografia nell’arte (i.e. Ian Sinclair, Will Self, Alan Moore). In questo progetto De Marco, non si e’ limitato solo al suo lavoro ma ha voluto confrontarsi con altri artisti come il poeta Paolo Nori per la letteratura e il musicista Teho Teardo per la musica. Questi ultimi sia a Reggio Emilia che a Londra hanno voluto sviluppare e esprimere la loro parallela e intimista visione sulle sei città nella stessa stanza dove erano esposti i lavori di De Marco. Il tempo di uno sguardo veloce sui lavori di Flavio de Marco che non mi colpiscono in modo particolare, e devo dire trovo un po’ facili e pigri, prima dell’inizio della narrazione letteraria sulle città di Paolo Nori. Narrazione che suscita molta curiosità tra i presenti che si scervellano per capire di quale citta’ stia parlando. Da canto mio mentre lo ascolto penso che mi sto sempre piu’ allontanando dallo humor italiano che capisco sempre di meno. 

Teho Teardo e Martina Bertoni - ICI - London - 15/09/2011
Dopo una pausa nella sala dei ricevimenti a base di pane carasau e vino rosso e’ la volta della narrazione musicale di Teho Teardo, chitarra e vari congegni elettronici qui accompagnato da Martina Bertoni al violoncello che era stata con lui artefice del progetto Modern Institute. Teho Teardo e’ senza ombra di dubbio uno dei musicisti più talentuosi e prolifici oggi presenti sulla scena italiana. I fan di una certa musica industriale ricorderanno di sicuro il suo gruppo industrial Meathead, una delle realtà musicale più interessanti italiane degli anni ‘90. E a seguire, oltre ai Modern Institute, ricordiamo Teho Teardo anche per il progetto musicale Operator con Scott McCloud (Girls vs Boys), Here con Jim Coleman (Cop Shoot Cop) e Matera con Mick Harris (Scorn e Napalm Death). Arrivati gli anni 2000, Teho Teardo, si dedica alle composizioni di colonne sonore per la televisione, teatro e per il cinema (più di venti negli ultimi dieci anni). Nel 2009 riceve anche dalle mani di Ennio Morricone a Cannes, il David di Donatello per la colonna sonora di “ll Divo”. Una discografia infinita per non parlare delle sue collaborazioni con una pletora di musicisti internazionali come Jim Thirwell (aka Foetus), Alexander Balanescu, Lydia Lunch, Erik Friedlander Nurse With Wound e Ramleh, Pain Teens, Zeni Geva, Bewitched, Cop Shoot Cop., Placebo, Rothko e sicuramente ho dimenticato qualcuno. Un musicista prolifico che ha sempre voglia di confrontarsi con nuovi progetti e nuove realtà. Ma ritorniamo alla serata di “Synecdoche Vedute” a Londra. Siamo in trepida attesa che inizi il concerto e ci chiediamo cosa succederà in questa saletta con uno stupendo lustro, nella quale un piano a coda si specchia in uno specchio ottocentesco. Si inizia con Prix De Rome, tratto dalla colonna sonora di “Un voyage au bout de la nuit” con violoncello e chitarra suonati con archetto che fanno salire la tensione nella stanza. Si continua con Brake che non aspettavo proprio di sentire stasera, uno stupendo pezzo nostalgico tratto dal progetto Modern Institute di Teho e Martina. 

Teho Teardo e Martina Bertoni - ICI - London - 15/09/2011
Si procede con una gradita sorpresa: dall’altra parte della stanza, opposto a Teho e Martina, un signore con cappello si mette ad accompagnare Teho e Martina al piano a coda. E sotto il cappello riconosciamo tutti Alexander Balanescu, uno dei piu’ grandi compositori della nostra epoca nonché virtuoso violinista e fondatore di Balenesqu Quarter e della Micheal Nyman Band. Una genuina improvvisata, come ci dirà lo stesso Teho Teardo che viene molto apprezzata dal pubblico. Dopo che Alexander Balanescu abbandona il piano, il nostro duo continua con Miss Agropontino tratto dal film “L’amico di Famiglia” di Sorrentino e I am going to live anyhow until I die, tratto dal film di Molaioli. Una versione inedita di E se li disturbi precede il pezzo finales/nord tratto dal film "La ragazza del Lago", durante il quale Teho alza il volume fino a far vibrare inquietamente il lustro e le orecchie dei presenti che portano subito le mani ai loro delicati padiglioni auricolari, abituati a sentire solo il loro respiro. Una serata interessante, forse per quel che mi riguarda forse più dal lato musicale che dal lato artistico/letterario. Mi piacerebbe vedere Teho Teardo e Martina Bertoni per un più lungo concerto qui a Londra, e spero che presto succederà visto la stupenda rassegna stampa estera che Teho Teardo sta raccogliendo, oltre che per le sue colonne sonore anche per il suo recentissimo 7” inciso con Jim Thirwell. Ritornando a casa per le vie di Londra, penso che in Italia, così come in certi ambienti italiani a Londra, ci vorrebbero molti più musicisti pronti e capaci di portare una ventata d’aria fresca e interessante nel ingessato establishment culturale italiano: ma la realtà e’ ben diversa e ci sono ahimè solo poche perle rare come Teho Teardo e Martina Bertoni. 


Monday, April 02, 2012

Other Lives - 30 agosto 2011, Hoxton Bar Square, Londra

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 7 Settembre 2011


Other Lives - Hoxton Bar Square - 30/08/2011
C’è un piccolo fermento attorno a questo gruppo, annunciato da molti come la “next big thing”. Anche Thom Yorke, sul blog dei Radiohead, menzionava un loro pezzo, tra le sue canzoni preferite. Gli Other Lives, si annunciano quindi come i degni eredi dello scettro dell’indie-folk, detenuto per ora da gruppi come Fleet Foxes e Midlake. Un Hoxton Bar sold out questa sera. 
D’apertura Daughter, una dolce e timida ragazza londinese, con chitarra e voce cristallina che presenta  brani che toccano le corde dei più sentimentali, nella sala si sentono qui e lì  languidi sospiri. 
Dopo la pausa bar, la sala si riempie sempre più. Stranamente stasera all’Hoxton Bar, nel quartiere una volta trendy di Londra e oramai preda delle popolari orde barbariche ormonali del week-end, predomina un pubblico che sembrerebbe abbastanza adulto ed elitario, quasi da addetti ai lavori. Gli Other Lives questa sera presentano il loro secondo lavoro “Tamer Animals”,uscito ieri, 29 agosto, in Inghilterra e in Europa su PIAS e con il quale si pensa conquisteranno il mercato europeo. Gli Other Lives sono uno di quei gruppi dal look vincente, quattro uomini dal capello folto e barba curata come dei sani e giovani pionieri del Far West, in compagnia di una dolce e bellissima ragazza di origine asiatica a violino, violoncello e xilophono. C’è una trepidante attesa in sala e il concerto inizia con la soave As I lay my head down; a seguire l’armoniosa Dark Horse e il concerto incalza poi con For 12 e Tamer Animals e altri brani scelti dall’omonimo disco. Gia’ dalle prime note ci accorgiamo che gli Other Lives non sono solo immagine. Dietro l’apparenza ci sono degli eccelsi polistrumentisti a 360˚. Il suono è perfetto. 
Difficile seguire, per ogni pezzo, quanti strumenti vengono suonati in contemporanea. A un certo momento del concerto penso di averne contato ben nove di strumenti suonati, nonostante ci fossero cinque musicisti sul palco. Tromba suonata in contemporanea alla chitarra, l’armonica a bocca all’harmonium, lo xilophono al violino. E come cornice una batteria e percussioni che danno ai pezzi un ritmo molto simile a quelli di antiche danze sioux. Anche se avessi preso nota, sarebbe stato impossibile seguire dei cambiamenti così tempestivi. Il concerto prosegue con una densità musicale senza precedenti, una musica folk perfetta ma con poche sorprese, su una traiettoria ben calcolata e precisa, che sembra essere costruita a tavolino, e risulta alla fine poco emotiva e viscerale. Nulla toglie alla bravura del gruppo. Le canzoni sono efficaci e ben composte: evocano un’atmosfera melanconica e quasi autunnale che fa presa tra un pubblico sognante. Notiamo anche il batterista dei Bad Seeds e Grinderman, Jim Sclavunos, sembra anche lui rapito dalle loro dolci melodie. 
45 minuti di concerto che termina con un bis, per il quale gli Other Lives scelgono The Partisan, che si pensa essere stata scritta da Leonard Cohen: in realtà e' stata da lui tradotta negli anni 60; la versione orginale e' di Ana Marly e Emmanuel d'Astier de la Vigerie, scritta nel 1943. Una cover impeccabile, molto bella, con la versione francese nella seconda parte, ma non sanguigna quanto quella dei Noir Desir e 16 Horsepower. Forse manca la grinta, un po’ di mordente a questo gruppo “troppo” perfetto. Lasciamo la sala, gli Other Lives al completo stanno già vendendo il loro merchandising dai disegni ameni a persone squisite. Benvenuti nel dolce e incantevole mondo degli Other Lives.


I Will Be Your Mirror - ATP Festival, 23 e 24 luglio 2011, Alexandra Palace, Londra

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com il 5 Settembre 2011

Alexandra Palace - London - July 2011

"I Will Be Your Mirror", curato ogni volta da artisti diversi, e’ un festival itinerante e parallelo all'All Tomorrow’s parties. Dopo Tokyo è stata quindi la volta di Londra a fine luglio. Il festival questa volta e’ stato curato dai Portishead, uno dei gruppi faro del trip-hop inglese negli anni '90 e si è svolto nel palazzo ottocentesco di Alexandra Palace, un tempo luogo di svago degli abitanti del nord di questa metropoli. Due giorni con le migliori realtà della musica e una scelta cinematografica sorprendente, anche se purtroppo in contemporanea ai concerti.

GYBE! - Alexandra Palace - 24 July 2011
Saltato il sabato, il mio festival inizia domenica 24 luglio, primo giorno di caldo estivo qua a Londra. Stringe quasi il cuore dover passare il pomeriggio al chiuso ma non c’è tempo per riflettere. Dal sole abbagliante di mezzogiorno ci ritroviamo catapultati in una sala buia (West Hall) dove salgono sul palco i Godspeed You!Black Emperor (GY!BE).
Negli spazi esterni i pochi punti di ristoro sono presi d’assalto e le code sono interminabili: non osiamo pensare cosa sarebbe stato se la giornata fosse stata sold out. Persi tra i vari corridoi, perdiamo gli S.C.U.M prima di entrare nella seconda sala (Great Hall), illuminata dalla luce diurna, molto più accogliente. La pessima acustica fa sì che non prestiamo molto attenzione ai Liars ed ai Beach House che si avvicendano sul palco: continuiamo a parlare di varie amenità seduti per terra in un angolo mentre davanti a noi sfilano vari musicisti che si fermano a guardare i gruppi sul palco e con i quali puoi scambiare qualche chiacchiera. Continuerà cosi per tutta la serata. Da questo punto di vista, un festival confidenziale con un’atmosfera molto rilassata.
Swans - Alexandra Palace - 24 July 2011
Nel frattempo, facciamo un saltino nella West Hall per vedere il progetto orchestra di Adrian Utley (Portishead) e Will Gregory (musicista che ha collaborato con Goldfrapp, Spiritualized, Micheal Nyman e Portishead): la colonna sonora del film "Passion of Joan Arc" di Theodor Dreyer del 1924. Rimaniamo solo cinque minuti, a causa di un caldo opprimente e l’assenza totale di posti a sedere, fondamentali per questo genere di spettacolo.
A questo punto prendiamo posizione sotto il palco della Great Hall, per gli Swans, gruppo seminale del post punk americano degli anni '80 e '90, che hanno pubblicato "My Father Will Guide Me Up a Robe to the Sky", dopo tredici anni di assenza dalle scene. Grazie al lungo soundcheck ad opera degli stessi musicisti, il suono per questa esibizione e’ impeccabile. Un set grintoso e pieno d’energia che ha ripercorso gli ultimi dischi degli Swans con assaggi anche di nuovi brani come The Apostate, presumibilmente presente sul prossimo disco previsto per il primo semestre del 2012. Mentre lo sciamano Michael Gira ipnotizza il pubblico, il suono greve e fragoroso delle chitarre e’ sostenuto da un ritmo dirompente: sebbene sia la terza volta che assisto a un concerto degli Swans negli ultimi nove mesi, mi lascio sempre trasportare da loro nei meandri sconosciuti dell’inconscio. Un gruppo e un suono che lascia il segno. Alle sette di sera, a fine concerto, usciamo da Alexandra Palace per stenderci sull’erba per godere degli ultimi raggi di sole mentre ammiriamo la vista su Londra. Ritorniamo in tempo nella West Hall per vedere un paio di minuti del progetto dello scrittore Alan Moore (V Vendetta, Watchmen, From the Hell) con uno dei maestri del drone doom Stephen O’Malley. Progetto sicuramente interessante, anche se la cattiva acustica rende un po’ difficile la comprensione dei testi e ci rechiamo nella Great Hall che data l’ora e’ ormai buia e dove hanno già iniziato i Grinderman.
Grinderman - Alexandra Palace - 24 July 2011
Rock al fulmicotone. Nick Cave sembra aver ritrovato una forma smagliante e il suo nuovo combo composto da qualche Bad Seeds (Warren Ellis, Martin P.Casey, Jim Sclavunos) lo asseconda a meraviglia. Il set e le canzoni sembrano però quasi un tantino troppo laccate e perfette: pare mancare quella dose di originalità e realismo che serve per convincere fino in fondo. Lascio Nick Cave e i suoi amici ancora sul palco perché e’ ora nella West Hall, dei Telescopes, uno dei gruppi icona del movimento shoegaze degli anni 90. Una luce rossa e fioca sul palco a stento illumina gli otto musicisti e la voce di Stephen Lawrie, appena udibile, si fonde come una dolce nenia con questi paesaggi lunari musicali. Si e’avvolti in vortici psichedelici e si perde cognizione dello spazio e del tempo.Un’esibizione calma e soavemente piacevole. Senza accorgersi ci ritroviamo catapultati un’ora dopo nella Great Hall, sul palco ci sono ora i curatori del festival “I’ll be your mirror”: i Portishead. Devo ammettere che ero un po’ prevenuta sui Portishead memore di una performance alquanto blanda al City Square a Milano sedici anni prima. Con gioia mi sono ravveduta. La loro esibizione e’ stata una piacevole sorpresa. Musicisti completi a 360 gradi che hanno lavorato molto sulla parte live e che sanno oggi calcare la scena con un’eleganza e professionalità come pochi altri al giorno d’oggi. Sembrerebbe che anche la voce contralto di Beth Gibbson abbia acquistato più profondità e maturità. Uno spettacolo inoppugnabile anche da parte dei più critici, corroborato da visuals accurate che rendono l’atmosfera ancor più poetica e dolce. La Great Hall si chiude con un concerto memorabile: ci spostiamo nella West Hall dove inganniamo il tempo giocando con il pubblico con degli enormi palloncini che uno dopo l’altro esplodono generando delle forti risate.
Telescopes - Alexandra Palace - 24 July 2011
I Caribou iniziano a suonare ma dopo qualche pezzo le nostre gambe non reggono più i ritmi ballerini del gruppo di Daniel Victor Snaith e i suoi amici: lasciamo alle nostre spalle l’Alexandra Palace che presto ritornerà a dominare Londra nella quiete. Scendiamo a valle in mezzo ai viali alberati di Alexandra Park, accompagnati dal rumore dei nostri passi e delle nostre parole, in una qualunque notte estiva londinese. Il loro set e’ sempre intenso e suggestivo coadiuvato da filmati di pellicole in loop che sembrano intensificare ogni nota musicale. Si tocca un po’ tutta la discografia eccetto l’ultimo "Yanqui U.X.O" uscito nel 2002 e non possono mancare gli inediti oramai conosciuti da tutti i fans, “Hope Drone” che inizia il loro concerto e la frenetica“Albanian”. Molti dei presenti si chiedono se saranno inclusi nel nuovo disco in cantiere per i GY!BE. Dopo il concerto curiosiamo al banchetto del merchandising e compriamo la prima maglietta ufficiale nella storia del gruppo: i tempi cambiano anche per i GY!BE. Andiamo fuori a prendere un po’ d’aria ma dobbiamo prima percorrere dedali di corridoi per trovare un’uscita e un’entrata che non corrispondono e che sono sorvegliate zelantemente da una security alquanto scontrosa.

Portishead - Alexandra Palace - 24 July 2011


Tuesday, April 19, 2011

Dancing London

Ether è un festival con cadenza annuale che si svolge a Londra, nella zona del Southbank, sulle rive del Tamigi. Il tema del festival è l’innovazione nell’arte, nella tecnologia e nella musica. Quest’anno l’unico evento del festival che sono riuscita a seguire è stato il live di Apparat e Pantha du Prince
Il concerto si è svolto nel foyer del Queen Elizabeth Hall per, sicuramente, permettere alle persone di ballare ma, dal mio punto di vista, una discoteca con un migliore impianto sonoro e strutture sarebbe stata più idonea.
Apparat alias Sascha Ring, sale sul palco con Pfadfinderai (compagno anche nel suo precedente progetto, Moderat) attorno alle 10.00pm. Apparat è una delle realtà più eccitanti della dance elettronica, una miscela esplosiva di Techno, IDM e Elektro.
Durante tutto il set non sta fermo un attimo. Stasera, è felice di esperimentare con i suoi ritmi e suoni, la gioia cresce tra il pubblico, che suda e balla sempre più freneticamente. Vengono lanciati anche centinaia di bastoncini fluorescenti che aiutano le danze della platea ad essere ancor più elettricamente colorate. Un improvviso cambiamento di ritmo e partono gli applausi e le grida del pubblico, sempre più eccitato. Non mi convincono le visuals di Pfadfinderai, che trovo molto amatoriali, anche se a chiusura del concerto, improvvisamente dallo spazio infinito pullulato di triangoli colorati escono fuori delle forme sensuali, il ritmo si fa sempre più vertiginoso, le forme si trasfigurano nella Morte che , con le sue movenze, in una tensione elettrizzante e delirante, sembra volere avvolgere e distruggere emotivamente il pubblico presente in sala. Delirio, la temperatura sale e a fine concerto inizia fare un caldo quasi insostenibile. Gli enormi vetri del Queen Elizabeth Hall si appannano e si accorgono appena le luci dei lampioni che illuminano le rive Tamigi e l’ora sull’orologio della Shell Mex House, uno degli esempi squisiti dell’architettura art deco di Londra.
E’ all’incirca mezzanotte quando l’enigmatico Pantha du Prince inizia il suo set. Sul palco, vestito rigorosamente in nero con una maschera argentata. Vicino al computer e ai vari congegni elettronici, dei cristalli di luce che riflettendo la luce di uno spot, irradiando la luce e splendore in tutta la sala. Siamo all’entrata di un nuovo mondo di cui il maestro è Hendrik Weber, che si nasconde dietro la maschera, un altro genio tedesco, della musica elettronica. Il suono, sempre dance, è molto più scuro e possente di quello di Apparat e ti prende direttamente allo stomaco. Anche se i riferimenti sono quelli della techno minimale e di Detroit, nel suo suono si trovano anche riferimenti al pun-rock gotico dei Bauhaus, X-Mal Deutschland, Alien Sex Fiend, e durante il set mi è anche sembrato di udire le linee di basso di Simon Gallup di “A Forest”. Ma si sentono anche gli Animal Collective e LCD Sound Systems. Non per nulla, il suo suono è stato definito dallo stesso Pantha du Prince, come “Black Noise”, un suono che si dovrebbe percepire come presagio prima delle calamità naturali, quella frequenza che non può essere udita dall’uomo. Quando, la l’anima della tecnologia raggiunge la natura e i suoni diventano indistinguibili. Il pubblico, anche se più calmo, sembra essere completamente ipnotizzato. E indubbiamente, il set di questo concettualista musicale romantico è avvolgente e magnetico. Hendrik sorride, è cosciente anche lui che il suo messaggio è pervenuto forte e chiaro alla folla del Southbank. Non so cosa sia successo durante le due ore successive, senza rendermene conto mi ritrovo a camminare verso casa. Il mio cuore ancora pulsa con i ritmi di Hendrik e Sascha che coprono il rumore dei miei passi e invadono la notte silenziosa lungo il Tamigi.

Wednesday, September 16, 2009

"The tallest man on the world" comes from Sweden

L’ uomo piu’ alto del mondo si chiama Kristian Matsson e viene da Dalama in Svezia.
Per la sua prima apparizione londinese, Kristian Matsoon ha scelto di esibirsi al Barden’s Boudoir luogo di culto per il nuovo teatro burlesque e le arti circensi d’avanguardia.
Stanotte 9 Settembre, in molti accorrono per vedere “l’uomo piu’ alto del mondo”. L'evento e' sold out da qualche settimana.
“The tallest man on the world” e’ da qualche mese a questa parte, sulla bocca di molti appassionati di musica avant-folk e/o Americana. Viene oggi a presentare il suo primo album “Shallow Grave” realizzato per la Gravitation Records nel 2008.Kristian non e’ l’uomo piu’ alto del mondo ma e’ di certo un cantautore con una dote compositiva impressionante e una forte voce “squillantemente” sonora. Nella sua musica si ritrova Conor Oberst e/o The Avett Brothers e d una forte dose di Langhorne Slim. Nonostante una forte similitudine delle sue composizioni, Kristian Matsoon ha una forte presenza scenica. E a ripagarlo, si levano, puntualmente per ogni sua canzone,i cori degli spettatori che lo lasciano un po’ basito. Se non per la sua originalita’, si sentira’ ancora parlare di “The tallest man on the earth”, almeno per aver ammaliato gli animi delle donne e uomini accorsi in questa calda notte settembrina.

Thursday, August 06, 2009

Smoking Tobacco Dock

Il Tobacco Dock e’ di certo l’apoteosi degli investimenti sbagliati durante la fine degli anni 80’, a Londra. Vi sono passata per caso, qualche giorno fa, in una giornata estiva alquanto cupa e ho deciso di mangiare li davanti, un parco pranzo. Un centro commerciale fantasma e’ ancora piu’ depressivo di un centro commerciale funzionante, questo e’certo. Sembra quasi di essere in una scena iniziale del film “28 Days Later”, un lungo risveglio dopo un’epidemia . Non si puo’ vedere anima viva in giro e tutto sembra abbandonato. All’entrata, davanti ad un canale stagnante, ci sono anche due ricostruzioni di velieri oramai arruginiti.
Il Tobacco Dock e’ una di quelle rigenerazioni sbagliate, che sono morte sul nascere.
Una struttura elegante di 4,000 metri quadrati, quella ideata da Brian Jackson e Lawrie Cohen. Una construzione d’acciaio su due piani, con dei negozi alle ampie vetrine e raffinati dettagli architettonici.
L’idea era di ristruttuare un vecchio deposito portuale del '900 (dove arrivavano dalle colonie: l’ivorio, le spezie, il vino, la lana, il tabacco) e trasformarlo in un centro commerciale moderno, una Covent Garden nel East di Londra.
Ma non avevano fatto tenuto conto che, Covent Garden si trova nel centro Londra ed il rinnovamento era stato fatto negli anni 80, in pieno boom economico. Qui, per arrivare al Tobacco Dock, mancano i trasporti. Si e’ lontano da tutto, lontano dai poli turistici londinesi. Inoltre, il rinnovamento fu finito proprio agli inizi degli anni '90 quando una crisi economica fustigo' i mercati inglesi.
Pare che il Tobacco Dock, sia ancora usato di tanto in tanto per degli eventi o delle serie televisive e che attorno al 2005 ci fosse un progetto per un ulteriore rinnovamento del luogo in un hotel, negozi e appartamenti di lusso, ma per ora non si vede l’ombra di una gru.
Al posto dei bambini che corrono felici su e giu’ per velieri c'e'solo una magra gatta randaggia che lancia uno sguardo triste al nostro pranzo. E se il Tobacco Dock, fosse una premonizione di quello che ci aspetta nei prossimi mesi di crisi economica a Londra? Mentre ci rifletto, sento attorno solo il rimbombo dei nostri passi e quel tipico Woooosssh! del vento che attraversa i luoghi deserti.

Tuesday, March 31, 2009

Sonica Italiana al Dingwalls

Sono passati quasi 20 anni dalla prima volta che vidi i Marlene Kuntz. Nonostante l’incisività delle loro composizioni e la loro increbile presenza scenica vi era, allora, la difficoltà di sfondare in un panorama italiano ancora chiuso alla musica cosidetta “indipendente”.
Ma con il 1991 tutto cambiò. Il 1991 fu l’anno di “Smell Teen Spirit”, l’anno in cui anche le major fiutarono i generosi profitti del mondo musicale “indipendente”. In Italia i Marlene Kuntz si presentavano come i migliori rappresentanti di questo mondo musicale con la loro naturale intelettualita’ e grintosa sofisticazione. Dopo qualche anno, una scritta fatta con una bomboletta sul muro di una scuola “Lieve – Marlene Kuntz”. Mi misi a sorridere. Finalmente il gruppo in erba era arrivato alla notorietà meritata.
Ho ritrovato i Marlene Kuntz in superba forma al Dingwalls di Londra, l’altra sera. Per la loro “one-night stand” londinese, un pubblico prettamente italiano e una manciata di fans venuti direttamente dall’Italia per questa unica occasione. Piu’o meno 300 persone, la dimensione ideale. Fans entusiasti per questa intima comunione con i Marlene Kuntz che, d’altra parte, si sono dati anima e corpo perché anche questa notte londinese non si scordi facilmente. La scaletta ha fluttuato con impressionante virtuosismo tra la loro vasta discografia da “Catartica” a “Uno”. Ma e' al momento della cover di "Impressioni di Settembre" dei PFM, che mi ritrovo magicamente catapultata nel 1991 quando rientrando a casa tra la nebbia, alle prime luci del mattino, questo pezzo andava in loop sul mio mangianastri. Per un attimo mi sembra che il tempo si sia fermato e sorrido con lieve nostalgia.