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Wednesday, April 11, 2012

Wovenhand: "Black Of The Ink" Libro + CD (08/12/2011, Glitterhouse Records)

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 30 Dicembre 2011
Con alle spalle sei albums i Wovenhand ritornano con una preziosa sinopsi dei loro lavori precedenti: “Black on the Ink”, un EP accompagnato da un elegante libricino. Wovenhand e’ il progetto che ruota attorno alla figura emblematica di David Eugene Edwards già portavoce e leader musicale, aggiungerei, spirituale, dei 16 Horsepower. Nipote di un predicatore e cresciuto nel Colorado i suoi testi contengono (ed hanno sempre contenuto) diversi riferimenti biblici al bene e al male, al conflitto spirituale che esiste nell'intimo di un uomo, alla redenzione e anche alla storia sanguinosa del Colorado durante la quale migliaia di indiani furono uccisi nella folle corsa all’oro dell'uomo bianco. I testi recitati sono finalmente anche su carta in questo bellissimo libricino di 110 pagine con copertina rigida, contenente tutti i testi dei Wovenhand scritti a mano e illustrati dallo stesso David Eugene Edwards. Un fine lavoro editoriale come ancora pochi ne rimangono in quest’era tecnologica. Ad accompagnare il libretto anche un cd contente una canzone di ciascun album precedente ri-arrangiata in una nuova esclusiva versione.

Thursday, July 29, 2010

“The only one was a sweet talkin’ son of a preacher man” - Woven Hand - Bush Hall - 01/06/10

Durante il mese di Giugno, forse a causa dei mondiali di calcio, non ci sono stati molti concerti che abbiano attirato la mia attenzione, a Londra.
L’unico appuntamento imperdibile e’ stato quello dei Woven Hand, di David Eugene Edwards, il 1 Giugno scorso, al Bush Hall.
Ho scoperto David Eugene Edwards, casualmente, solo quattro anni fa, mea culpa.
Sono comunque andata a riscoprire la discografia dei 16 Horsepower che non hanno avuto un gran successo in Inghilterra ma, stranamente, un enorme seguito in Olanda, dove sono arrivati anche ai numero uno delle classifiche.
Il singolo che fece scaturire il mio interesse, fu una loro cover di “The partisan” di Leonard Cohen del 1998, in collaborazione con i miei venerati Noir Desir.
Una di quelle cover che risultano essere migliori dell’orginale, da brivido.
Alla mia personale "equazione Woven Hand" al quale ero legata via i Noir Desir, quest'anno, si e’ aggiunto anche Josh Pearson, che ha aperto il loro concerto a Parigi. Inutile spiegare, ma a volte nella vita, ci sono delle sottili linee che s’intrecciano e giocano con il tuo destino.
Ma veniamo ai Woven Hand e al loro leader spirituale David Eugene Edwards.
David Eugene come Josh Pearson e’ il figlio di un predicatore. Cresciuto in un'ambiente mistico e religioso nel Colorado, che si trova a meta’ strada tra la Bibble Belt e lo Utah, dove vivono piu' di mezzo milione di mormoni, il giovane David Eugene non potra' che portare queste influenze nella sua carriera di musicista. Nei testi musicali sia dei 16 Horsepower che dei Woven Hand, si trovano diversi riferimenti agli assi del bene e del male, alla redenzione e al conflitto spirituale ma anche alla testimonianza storica del Colorado, terra segnata dal sangue di migliaia di indiani durante la folle corsa all’oro. Dei testi profondi quinid, conditi da atmosfere musicali che evocano i Gun Club e i Bad Seeds di Nick Cave.
Stasera il giorno dopo dell’uscita del loro ottavo album “The Treshingfloor”, i Woven Hand sono di passaggio a Londra. Non faccio a tempo a vedere i Crippled Black Phoenix che i Wooven Hand sono gia' sul paclo. Basso, batteria, chitarra (+tastiere e congegni vari) e lui, il possente predicatore David Eugene con bombetta nera che si siede al lato del palco. E’ un concerto intenso. Mentre i tre musicisti tessono la base musicale, David Eugene tiene il ritmo con i suoi stivali per tutto il concerto e si dimena tra chitarra elettrica, acustica, mandolino e armonica a bocca. Dai suoi due microfoni, che usa per cambiare la voce come se venisse dall'oltretomba, esorta a stare lontani dai demoni del male e a cercare in noi la verita’ spirituale. Una strana calma s’instaura nella sala, come se ci fosse una nuvola soffocante sulle nostre teste. Siamo tutti paralizzati dalla presenza di Father David Eugene Edwards. Ci facciamo trasportare lungo tutta la discografia di questi otto anni: l’ononimo Wooven Hand, Consider the Birds, Mosaic...ma la maggior parte dei pezzi e' tratta dal loro stupendo "The Treshingfloor" e prima della fine del concerto, il temporale si scatena...e poi il silenzio. Mi sveglio dall’ipnosi in macchina. Faccio partire il motore. Fuori piove, mentre osservo il riverbero delle luci sull’autostrada, mi viene in mente il soliloquio di Jacob in “A prayer for the dying” di Stewart O’Nan: "'It's not right,' you say "Who are you angry with? "Not God "No? Who else is there? Is this the devil's work? "It must be, you think, but uncertainly". Bene o male, non so se sia, ma il verbo di David Eugene e' entrato definitvamente in me e ne sono ora una fervente addetta.