Wednesday, April 11, 2012

Italians do it better

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 16 Dicembre 2011

“Thee Piatcions” (19 novembre 2011, 93 Feet East, London)
Thee Piatcions - 93 Feet East - London - 19/11/2011
Terra di confine quella di Domodossola, di dove i Thee Piatcions sono originari. Lo scorso settembre hanno realizzato il loro cd d’esordio “Blame the Parents” che ha avuto delle critiche positive in tutto il circuito indipendente italiano ed estero. Un album tra la psichedelia e lo shoegaze, solo come le bands dl terzo millennio sanno mixare. Il disco e’ stato prodotto da James Aparicio
che ha gia’ lavorato con Goldfrapp, Nick Cave, Mogwai e recentemente con Liars e Spiritualized.Per questo progetto i Piatcions, sono stati affiancati da Robert Toher degli Apse alla chitarra e alla voce che li segue pure in questo tour europeo. I Piatcions non sono nuovi alle scene europee ma questa volta sono rafforzati dal repertorio del nuovo disco. Questo tour dopo l’Italia li porterà nella Repubblica Ceca, Danimarca, Francia, Croazia e Inghilterra dove hanno previsto quattro date. I Piatcions hanno raccolto molte critiche positive nell’ambiente underground inglese e non c’e’ da stupirsi che questa sera, prima delle due date a Londra, ci sia una grande riscontro del pubblico del 93 Feet East. Dal vivo, non c’e’ che dire: spaccano: un energia dirompente, le due chitarre e batteria irrefrenabili e un basso pesantemente rabbioso. Un muro di feedbacks, riverberi e chitarre a tutto volume. La risposta da parte del pubblico alimenta l’energia della scena: mentre Robert Toher urla con rabbia contorcendosi sul suo microfono a metà tra Anton Newcomb e Nic Offer, il bassista Dave Cocks si lancia suonando tra la folla, e tutta la sala in delirio inizia a ballare senza sosta. Il concerto finisce tra uno scroscio d’applausi. Piccoli italiani crescono all’estero.

Thee Piatcions - 93 Feet East - London - 19/11/2011

Halloween garage punk con Gravedigger V e Fuzztones

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 15 Dicembre 2011

“Fuzz-O-Ween Ball: The Higher State, Thee Gravemen, Loveland, Gravedigger V, Fuzztones” (28 ottobre 2011, Dome, London)

Quale miglior modo di celebrare il lungo week-end di Halloween che un concerto degli indiscussi re del garage rock: Gravedigger V e Fuzztones. Il concerto si tiene al Dome, una vecchia balera al piano di sopra di un pub irlandese. Ci saranno forse sulle duecento persone in questo locale a nord di Londra, ma e’ comprensibile visto che questa sera ci sono altri grossi concerti e festivita’ in onore di Halloween sparse per la metropoli. Un pubblico maturo per i Fuzztones e Gravedigger V che divennero una leggenda negli anni ‘80 presentandosi come portavoce di quell’ondata di revival garage rock degli anni‘60, la matrice del punk rock. Uno stile musicale che nonostante l’impatto nella scena indipendente in Europea, in Inghilterra non ha mai avuto un gran seguito fino agli anni 2000, quando gli Hives, Strokes e White Stripes mediarono il fenomeno a livello mondiale. Ma il revival del garage rock degli anni 80 aveva anche un lato morboso e tenebroso che mancavano a questi nuovi supergruppi.
Thee Gravedigger V - Dome - London - 28/10/2011
Dopo aver perso i The Higher State e Thee Gravemen, arrivo al Dome quando la pantera Lana e i suoi Loveland sono immersi nelle loro piacevoli atmosfere Doorsiane sul palco. Attorno a me loschi individui mascherati da zombie e da fantasmi e donne stupende in tutine leopardate o in minigonne ascellari. A seguire i tanto attesi Gravedigger V con il loro fantomatico leader Leighton Koizumi. Il gruppo e’ diventato una leggenda tra gli appassionati del garage rock. Uno di quei gruppi tanto talentuosi quanto sfortunati. “All Black and Hairy” fu l’unico disco pubblicato per la Voxx Records nel 1984, prima del loro scioglimento. Da lì voci circolarono sulla prematura scomparsa del cantante che in realta’ era “soltanto” alle prese con problemi giudiziari legati allo spaccio di stupefacenti e rapimenti. Stasera, dopo aver purgato le sue pene, Leighton Kiozumi e’ piu’ che vivo e vegeto. Indubbiamente uno di quegli animali da palcoscenico da far impallidire un qualsiasi Mick Jagger che sia. Aguzziamo la vista e alla chitarra Vox Phantom vediamo anche una nostra vecchia conoscenza pugliese: Moon Jelly. A causa di problemi con il soundcheck, il concerto inizia tremendamente in ritardo, ma inperterriti i Gravedigger V incalzano subito con la ritmica trascinante di No Good Woman e Leighton inizia a scatenarsi. Si continua a scavare tra le vecchie tracce polverose di “All Black and Hairy”, ed ecco She’s gone e Night of the Phantom. I problemi tecnici prendono il sopravvento. Il Vox Phantom di Moon Jelly rimane ammutolito assieme alla chitarra ritmica ma l’imperturbabile Leighton Kiozumi continua il suo show carico di energia riassicurando il pubblico “it’s only garage punk baby. Get me a tequila”. Al diavolo il suono, siamo qui solo per dirvertirci. Ma un paio di minuti dopo, parte anche il suo microfono e allora Leighton inizia uno spogliarello per intrattenere il suo pubblico seguito da Moon Jelly che inizia a inveire contro il tecnico del suono e contro gli amplificatori.
Thee Gravedigger V - Dome - London - 28/10/2011
Ma e’ solo “garage punk” e Hiro Amamiya imbastisce un solo di batteria. Leighton Koizumi continua a fare un po’ di show prima di rendersi conto che non puo’ piu’ far nulla se non abbandonare il palco e lasciare spazio ai Fuzztones. L’unica band di garage rock revival ad aver firmato un contratto con una major durante gli anni 80, major che rovinera’ anche la carriera dei Fuzztones con l’uscita del disco più mediocre del gruppo: “In Heat” nel 1989. Purtroppo la produzione patinata della major aveva rovinato il suono grezzo e primitivo per il quale i Fuzztones sono conosciuti in tutto il mondo. E nel 2009, con in mano le registrazioni originali hanno fatto uscire una nuova versione di “In Heat” mixata, prodotta e curata dagli stessi Fuzztones per la Sin Records di Protrudi, con il titolo di “Raw Heat, The "In Heat" Demos"”. Se vi capita ascoltate le due versioni e capirete fin dove le major possano arrivare. L'italiana Go Down Records l'ha da poco ristampata col titolo "Raw Heat, The Real sound of "In Heat"". I Fuzztones mancano dalle scene inglesi da qualche anno. Questa tappa londinese e’organizzata sia per la presentazione di “Raw Heat” che del loro nuovo disco “Preaching to the Perverted”. Dopo la débacle dei Gravedigger V si e’ fatto gia’ tardi e molte persone lasciano la sala convinte che i problemi tecnici non si sarebbero risolti. Ma, sorpresa, dopo una quarantina di minuti ecco Mr Protrudi salire in scena accompagnato da Lenny Slivar alla chitarra, Lana Loveland alle tastiere, Fez Wrecker al basso e Rob Louwers alla batteria. Rudi si presenta sul palco come un personaggio venuto
The Fuzztones- Dome - London - 28/10/2011
 dall’oltretomba, con un cappello da becchino, una mantella e uno scettro sormontato da una testa mozzata di una bambola. Il bianco con cui il gruppo si e’ truccato, comincia a colare solo dopo due pezzi. Un set di classe, garage rock allo stato puro. Il pubblico rimane un po’ basito come capita in molti concerti inglesi, forse a quest’ora gia’ troppo ubriaco ma pian piano quasi per incanto i corpi iniziano a muoversi e a perdersi in danze selvagge. I Fuzztones rimangono un po’ sorpresi dalla strana e quieta atmosfera, sembrano un po’ estraniati. Generalmente in Europa i Fuzztones riempiono le sale e il pubblico letteralmente impazzisce per loro, ma stasera manca l’alchimia tra loro e il pubblico. Durante i pezzi diabeticamente romantici come solo Rudi Protrudi sa interpretare le coppie si lasciano andare a danze lascive sotto il palco. Dopo un’oretta e mezza il gruppo lascia il palco per ritornare per il bis. E’ il compleanno di Fez Wrecker e Rudi Protrudi invita Leighton Kiozumi con lui sul palco per cantare assieme buon compleanno: attaccano con gli altri Fuzztones, il classico di Screaming Lord Sutch Jack the Ripper. La vista di Leighton e Rudi riuniti sul palco mi ha letteralmente commosso ma a questo punto si e’ fatto molto tardi. Leighton lascia la scena ai Fuzztones e a Rudi Protrudi che, come al suo solito, inizia a flirtare pesantemente con le lascive ragazze sotto il palco che hanno sguardi e pensieri solo per lui. It’s only garage punk baby, only garage punk.

The Fuzztones- Dome - London - 28/10/2011



Josh Rouse and the Long Vacations: “Josh Rouse and the Long Vacations” (28/09/2011, Bedroom Classics)

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 3 Dicembre 2011

Un album da ascoltare ripensando con delicata nostalgia all’estate trascorsa, con negli occhi le immagini di quei tramonti mozzafiato che la natura ci regalava mentre ritornavamo a casa ancora inebriati dal profumo del mare. Ed e’ proprio quella sensazione di freschezza e leggerezza, legato ai ricordi di una vacanza al mare, che Josh Rouse vuole farci provare in questo ultimo album, qui accompagnato dai suoi Long Vacations. Josh Rouse e’ uno di quei cantanti che durante la sua carriera ha spaziato dal cantautorato degli anni 70 al pop/rock. Trasferitosi in Spagna, dal quarto album in poi si e’ immerso in un mix di soft rock con sapori di bossa nova e dixieland. L’album omonimo sulla sua etichetta personale Bedroom Classics: “Josh Rouse and the Long Vacations” riecheggia le atmosfere dei Kinks di Sunny afternoon e Waterloo Sunset ma anche Girls of Ipanema di Antonio Carlos Jobim e la piu’ recente Better Together di Jack Johson. Un banjo, in apertura dell’album, ci accompagna lungo la solare Diggin in the Sand e la soave e dolce Movin On, che da quello che si legge sul suo sito, dovrebbe dare il sapore a tutto il disco. Fine Fine e’ prettamente bossa nova mentre To The Clock and the City scivola su un’interessante alternanza di ritmi; un malinconico piano accompagna la voce di Josh Rouse in Bluebird St. Lazy Days with Josephine, che su un tono prettamente dixieland racconta dei momenti estivi passati con la propria amata all’ombra di enormi pini in riva al mare. Ci svegliamo dai nostri ricordi con un battito di mani, il toque de palmas del flamenco che e’ cosi caro a Josh Rouse in Oh Look What the Sun did, dove si parla di quelle pigre mattinate estive passate ad osservare i colori del cielo. Segue My friend all’insegna di un soft jazz da pianobar, mentre il disco si chiude con la lieve e dolce Disguise, che pare rievocare i giochi degli innamorati durante i caldi e lascivi pomeriggi estivi. Non di certo un disco che vi rivoluzionerà l’esistenza, ma se trovate che l’inverno sia troppo lungo e avete bisogno di un raggio di sole musicale “Josh Rouse and the Long Vacations” e’ certamente un disco che vi trasmetterà un po’ del calore cercato.

Live Pearl Jam - Sorpasso, Milano - 18 Febbraio 1992

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 8 Dicembre 2011
Pearl Jam - Sorpasso, Milano - 18/02/1992
Del potenziale dei Pearl Jam anche in Italia se ne erano accorti in molti, quando vennero per la prima volta a suonare in un club di Milano in via Principe Eugenio: Il Sorpasso. Cosa sia diventato il club non saprei, forse chiuse qualche mese più tardi “Ten” era uscito solo da sei mesi in Europa: il seminterrato del Sorpasso poteva accogliere sì e no un centinaio di persone ma quella sera, stipati, eravamo almeno in trecento. Erano gli anni in cui si fumava ancora nei locali e c’era una totale mancanza di ventilazione e d’ossigeno. Anche se fuori era una fredda giornata di Febbraio la temperatura nel corso della serata divenne tropicale. Mi sembra di ricordare che il concerto fosse gratuito, uno showcase in promozione dell’album e mai gli organizzatori si sarebbero aspettati una calca simile. In molti rimasero per ore a fare la coda fuori dal locale, nella speranza di poter entrare. Nonostante un mal di gola di Eddie Vedder che rischiò di far saltare il concerto, i Pearl Jam, quella sera esplosero sul piccolo palco del Sorpasso quasi sommerso dalla folla.
Pearl Jam - Sorpasso, Milano - 18/02/1992
Release fu la canzone d’apertura e già dalle prime note fu chiaro che i Pearl Jam sarebbero entrati nella storia della musica. Dal secondo pezzo Even Flow, ci si rese conto dell’andazzo della serata. Nonostante l’ammasso di gente, il pubblico creava delle pericolose onde umane e spingeva a più non posso in tutte le direzioni per soddisfare la sua sete di musica. “Attenzione amigos” ci esortava Eddie Vedder ma il pubblico imperterrito continuava a spingere. Dopo Once Eddie chiede ai fotografi di lasciare la sala, preoccupato per la situazione fisica nella quale si trovavano a lavorare. Non per questo il concerto rallenta i ritmi e i Pearl Jam continuano ad estrarre foga e fuoco dai loro strumenti. Dopo State of love and trust (allora solo un demo), la tanto attesa Alive. Eddie Vedder sale sugli amplificatori ma si accorge che il soffitto e’ troppo basso e cerca di farsi spazio verso la folla. La pericolosa onda umana continua. Per calmare gli animi segue la stupenda Black subito incalzata da Deep e scusandosi con la folla della situazione un po’ troppo claustrofobica, Eddie Vedder ironicamente aggiunge che e’ la sala più grande nella quale abbiano mai suonato.
Pearl Jam - Sorpasso, Milano - 18/02/1992
Si continua con l’incisiva Why che non fa di certo acquietare il pubblico. La temperatura sale, gli amplificatori vacillano e alcuni dei presenti si offrono volontari per tenerli un po’ in equilibrio mentre si aspettano i rinforzi dell’addetto al palco. Dopo Porch, per calmare un po’ la situazione inaspettatamente i Pearl Jam eseguono una mini jam session di due minuti. Sul giro di basso funkeggiante di Jeff Ament, Eddie Vedder improvvisa “I want you all to be happy – Attenzione Attenzione Attenzione- I want you all to be happy” quasi in premonizione di quello che succederà qualche anno più tardi a Roskilde, dove la marea umana travolge e uccide nove persone durante la loro esibizione. Dopo la delicata Jeremy, Eddie chiede al pubblico se qualcuno conosce uno spazio più grande per finire il concerto, forse nel salotto di qualcuno. Eddie sceglie di ignorare l’invito del pubblico e i Pearl Jam incalzano subito con Breath e Scream (anche questa allora solo demo) e poi salutano il pubblico. Il richiamo per i bis non si fa attendere molto e ritornano sul palco con la loro corrosiva versione di I’ve got a feeling dei Beatles: poi Eddie Vedder intona Hunger Strike dei Temple of the Dog, diventata famosa per l’incredibile duetto con Chris Cornell. Impossibile per il pubblico resistere ad unirsi al coro ma dopo un minuto si attacca con Leash, un assaggio del prossimo album a venire “Vs.”. Uno degli amplificatori non regge più e vacilla sul pubblico ma nessuno e’ fortunatamente ferito. Riemergiamo dal Sorpasso con i nostri corpi ancora trasudanti vibrazioni, consapevoli di essere all’inizio di una delle pagine più belle del rock.

Pearl Jam - Sorpasso, Milano - 18/02/1992


Sorpasso, Milano, 18 Febbraio 1992: Pearl Jam set-list
- Even Flow
- Once
- State of Love and Trust
- Alive
- Why go
- Porch
- Improvisation "Attenzione"
- Jeremy
- Breath
- I've got a Feeling
- Hunger Strike
- Leash


Nel pomeriggio, durante il soundcheck, ebbi occasione di intervistare il bassista dei Pearl Jam, Jeff Ament.
Myriam Bardino- Sono curiosa di sapere come avete registrato “Ten”
Jeff Ament - Nel passato (ndr.qui si riferisce a progetti precedenti Green River e Mother Love Bone) quando registravamo dischi, sprecavamo un sacco di tempo per assicurarci che tutto fosse perfetto: il produttore, lo studio, il personale. Per “Ten” volevamo che il disco fosse istintivo e abbiamo deciso di registrarlo nello stesso studio dove registravamo i nostri demo e con lo stesso produttore: Rick Parashar. Sicuramente sono venute alcune difficoltà ma per noi era importante che il nostro primo disco fosse il più possibile vicino al nostro suono live perché era quello che volevamo comunicare in quel momento. Eravamo un gruppo, formato solo da tre mesi, avevamo venti pezzi e volevamo documentarli, metterli su un disco e partire in tour. Quando incideremo il nostro secondo disco, ci conosceremo un po’ di più e sicuramente avremo delle idee migliori, sarà molto meglio di questo. Oramai questo disco e’ stato pubblicato e sta andando meglio di quanto potessimo immaginare. Inoltre ci ha dato l’opportunità di suonare un po’ dappertutto e ne sono felice.

MB - Avete firmato per la Epic e venite anche da Seattle, c’e’ qualcosa che vi accomuna a gruppi come Screaming Trees, anche loro su Epic. Pensi ci siano similarità tra voi e il vecchio e nuovo suono di Seattle?
JA - Con gli Screaming Tree e Mindfunk (ndr. I Mindfunk erano di New York) che sono due gruppi sulla Epic che rispettiamo e ammiriamo, condividiamo lo stesso background.Anche loro hanno suonato in gruppi punk-rock come noi, ma penso che la loro direzione musicale sia un po’ diversa dalla nostra, soprattutto quella dei Midfunk che sono prettamente metal. Non so ancora spiegare il genere di gruppo che i Pearl Jam siano, penso che stiamo ancora cercando di esplorare il nostro suono e capire cosa sia. Riguardo alla scena di Seattle, ascolto piuttosto i nuovi gruppi, specialmente i Soundgarden. E’ stato per me interessante vederli crescere durante questi anni e raggiungere qualcosa di musicalmente spettacolare. Anche altri gruppi stanno facendo cose interessanti come Nirvana, Mudhoney, Poor Babies e altri, ma non passo tutto il mio tempo ad ascoltare i loro dischi, anche perché ascolto molto jazz e altre cose più heavy come i King’s X.

MB - Niente blues?
JA - Quello patito di blues e’ Mike il nostro chitarrista. Penso, anzi, sia quasi esclusivamente quello che ascolti.

MB - Pensi ci saranno altri episodi di Temple of the Dog, il vostro progetto con i Soundgarden?
JA - No, non ci sono progetti per un altro disco. “Temple of the Dog” e’ venuto fuori in un certo momento in cui trovammo l’ispirazione per fare un disco e suonare con altre persone: al momento penso che il nostro gruppo ci occuperà molto per i prossimi mesi ma, se fosse possibile, non mi dispiacerebbe trovarci tutti assieme per suonare

MB - Hai suonato con Green River, Mother Love Bone e adesso Pearl Jam. Che differenze hai trovato nei diversi gruppi?
JA - Ho trovato molte differenze. Con i Green River abbiamo imparato a suonare gli strumenti, quindi lo facemmo quasi per puro divertimento. Pagammo quasi tutto di tasca nostra: il disco e il tour. Alla fine Mark (ndr.si riferisce a Mark Arm che fonderà più tardi i Mudhoney) voleva fare delle cose diverse da noi e lasciammo il gruppo, avevamo portato avanti il progetto fin dove potevamo. Subito dopo ci furono i Mother Love Bone e nel gruppo c’erano definitivamente delle cose che non andavano nel senso giusto, non c’era molta alchimia tra di noi: anche se pensavamo che fosse incredibile suonare in gruppo dove tutti avevano delle forti e diverse personalità questo aspetto giocò anche in nostro sfavore perché c’erano molti problemi legati soprattutto a dei problemi di ego. Quindi anche prima della morte di Andy (ndr. Andy Wood, il cantate dei Mother Love Bone morto per overdose a 24 anni e prima dell’uscita del loro primo disco “Apple”) le cose non andavano per il verso giusto: in quel momento era il gruppo in cui avevo voglia di suonare ed esplorare la musica, anche se il peso dei problemi mi rendeva a volte difficile trovare l’energia necessaria. D’altra parte, tutte queste esperienze ci fecero capire quello che veramente volevamo, come farlo, come andare in tour e registrare dei dischi, e anche capire tutte le altre dinamiche che si creano all’interno di un gruppo.

MB - Molti critici vi hanno indicato come la “next big thing” dopo il successo dei Nirvana. Cosa ne pensi?
JA - Beh c’e’ sicuramente qualcosa da dire sul numero di dischi che stiamo vendendo e il tour sta andando molto bene ma, per questo, non ci montiamo la testa. Penso che continueremo a fare dischi e a fare concerti e per quel che riguarda la stampa, effettivamente si sta facendo molto rumore su questo paragone: Nirvana – Pearl Jam. Ma e’ ridicolo perché facciamo delle cose diverse e ci vogliono solo accomunare perché veniamo dalla stessa area.

MB - Un po’ come se vi accomunassero a Jimi Hendrix
JA - Esattamente

MB - Come avete filmato il video di Alive?
JA - E’ stato girato a Seattle in un club (ndr. il club RKCNDY), con il pubblico composto per lo più da nostri amici e moltissimi altri fans. Quello che volevamo era solo un video del nostro “live”. Anche l’audio del video e’ un po’ come la nostra versione dal vivo. Per il nostro primo video volevamo che fosse semplice come un concerto con la partecipazione del pubblico. E ha funzionato abbastanza bene. E’molto naturale in un periodo in cui la musica che ci circonda e’ un po’ falsa.

MB - Parlando dei concerti dal vivo, come sta andando il vostro primo tour in Europa?
JA - E’ molto strano, il pubblico e le reazioni sono diverse in ogni paese. Siamo stati in Scandinavia per tre giorni, poi a Amsterdam. Parigi, Madrid e adesso qui . E’ tutto cosi diverso nel lasso di poco tempo.

MB - Cosa ti aspetti da stasera?
JA - Mah, le uniche informazioni che ho sul pubblico italiano vengono dai Soundgarden quando vennero qui in tour

MB - Ah sì, il tour sfortunato
JA - In che senso sfortunato?

MB - Beh il batterista s’e’ beccato l’appendicite
JA - Ah sì, pensavano fosse l’appendicite ma in realtà si trattò di un’intossicazione alimentare ma prima di quell’episodio mi hanno detto che hanno avuto una gran bella accoglienza dal pubblico italiano. Generalmente non avevamo molte aspettative sul tour Europeo ma finora la risposta del pubblico e’ stata così intensa che per noi e’ veramente una gran ricompensa.

MB - Quali sono i vostri progetti futuri?
JA - Finiremo il tour a metà Marzo, poi una settimana di pausa a casa per poi iniziare un tour di due mesi e mezzo negli Stati Uniti. Dopo un’altra settimana di pausa, verremo di nuovo qui in Europa per dei festival e poi il tour in Australia, Lollapalooza in America e poi penso saremo nel periodo di Agosto/Settembre e avremo abbastanza materiale per un’altro disco.

MB - Pesante la vita del musicista, vero?
JA -Certe volte ti senti stanco ma in confronto a quello che stiamo vivendo, ne vale veramente la pena. Tutto sta andando così bene, il disco, il tour, l’accoglienza. Quindi se veramente mi dovessi sedere un attimo e analizzare la situazione, penso che non potrei chiedere qualcosa di più. Anzi sì, mi piacerebbe avere più tempo per visitare meglio le città o i paesi nei quali siamo in tour. Per esempio sono in Italia ma non avrò tempo per visitare né Roma né Venezia ma ritornerò presto.

E i Pearl Jam tornarono in Italia e suonarono allo Stadio Flaminio a Roma e all’arena di Verona: il resto e’ storia.



Pearl Jam: “PJ 20” - (DVD/Blu-Ray + 2 CD - 25/10/ 2011, Columbia)

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 3 Dicembre 2011


Per celebrare il ventennale dell’uscita del loro primo disco “Ten”, pubblicato il 27 Agosto 1991, i Pearl Jam hanno realizzato, in collaborazione con il regista Cameron Crowe (Vanilla Sky, Johnny MCGuire), un documentario sulla loro carriera. “PJ 20” e’ un efficace e intima prospettiva di uno dei gruppi più importanti del rock dell’ultimo ventennio. Due ore di abile montaggio e minuziosa selezione tra più di 1200 ore di sequenze
rare e inedite e più di 24 ore di interviste e concerti. Si inizia con Jeff Ament e Steve Gossard giovanissimi alle prese con il loro gruppo Mother Love Bone nella scena di Seattle di quegli anni, l’improvvisa morte per overdose del loro cantante Andrew Wood, l’indecisione musicale e poi l’incontro con Eddie Vedder e la nascita del loro nuovo gruppo Pearl Jam. Il loro primo disco “Ten” che vendette 13 milioni di copie e l’ascesa al successo mondiale. Il difficile percorso dettato da molte delle loro scelte, la forza del loro rifiuto di far parte dell’ondata mainstream nei quale tutti cercavano di spingerli e farli soffocare come successe ai Nirvana. Vediamo anche come sono diventati i Pearl Jam di oggi, le riflessioni sulla loro storia, dopo aver venduto più di 60 milioni di dischi. Un documentario consigliato anche se non siete fanatici dei Pearl Jam. “PJ20” vi darà uno spaccato sulla scena di Seattle dei primi anni 90 ma anche un esame approfondito del meccanismo perverso dell’industria discografica e di come un gruppo di giovani musicisti riesca a conquistare il successo e a rimanere completamente lucido. Il DVD e’ anche accompagnato da un doppio cd che può essere comprato separatamente o in un boxset. Nel doppio cd, un totale di 29 tracce tra live, demo, covers dei Mother Love Bone, un duetto con Neil Young e vari inediti tra cui anche alcuni dei Temple of the Dogs (il progetto con Chris Cornell dei Soundgarden).

Tuesday, April 03, 2012

Balaclavas - "Snake People" - Dull Knife - 18/10/2011

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 3 Dicembre 2011 


Tra i miei “amici” di Facebook, c’e’ una ragazza svizzera, GB. Non l’ho mai incontrata ma virtualmente abbiamo molto in comune. Tra le varie cose, GB sulla sua bacheca, continua a pubblicare dei video di gruppi tanto sbalorditivi quanto oscuri e semi sconosciuti. All’incirca un anno fa, grazie ai video di GB, venni a conoscenza dei Balaclavas e del loro sorprendete album di esordio “Roman Holidays”
una miscela di post punk esplosivo. A distanza di un solo anno, i Balaclavas ritornano con un nuovo album “Snake People”. Mentre il precedente “Roman Holidays” ti investiva come un grido di energia deflagrante, con “Snake People”, i Balaclavas sembrano incanalare la loro energia verso una profonda introversione. Ma la loro rabbia musicale e’ troppo dirompente per essere interiorizzata e, lasciata senza alcun controllo, rifluisce all’esterno attraverso tortuosi canali che aggiungono al suono una sensazione di lancinante sofferenza psico-fisica. Da tempo sto cercando più informazioni sui Balaclavas, anche GB mi ha confermato che su questo gruppo originario di Houston aleggia il più profondo mistero. Un mistero che ben si addice all’aver ereditato il lato piu’ oscuro del post punk, new wave e kraut rock. “Snake People” inizia conLegs Control un brano compulsivo a cavallo tra PIL e Joy Division, ma il suono della tastiera irrefrenabile e godibilmente danzereccio gli conferisce quel gusto terribilmente contemporaneo. Segue Wrong Side of the Bars, un ibrido irresistibile di goth-tex-mex tra Wall of Vodoo e Living in Texas (gruppo francese tanto leggendario quanto oscuro). Per Shit Meridian e Snake the People la sessione ritmica rievoca i fantasmi di David J e Kevin Haskins dei tempi più tetri dei Bauhaus, mentre gli altri componenti dei Balaclavas sembrano piuttosto inseguire le linee di pensiero dei Can, Pere Ubu. Il tutto condito di una gran bella dose di Big Black. Down and Loose e’ assolutamente irresistibile, uno di quei pezzi che ti fa perdere il controllo delle gambe. Se per la seguente Hard Pose si naviga tra le terre di Cabaret Voltaire e Siouxsie and the Banshees ci si rituffa negli abissi del kraut-rock conStandard Channels e con l’ultimo brano Find Out Yourself. I Balaclavas di Houston non aspettano altro che essere scoperti dalle vostre orecchie. Grazie GB per avermeli fatti scoprire.

La calma laguna musicale

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 1 Dicembre 2011


YOUTH LAGOON: “The Year of Hybernation” (Uscita: 18 ottobre 2011, Fat Possum, Goodfellas)


Youth Lagoon é l’intimo progetto musicale del ventiduenne Trevor Powers da Boise, Idaho. Youth Lagoon o laguna della gioventù, e’ un luogo immaginario nel quale Trevor Powers deve far fronte agli ostacoli dei demoni personali che tormentano il suo mondo interiore e che gli impediscono di comunicare con il mondo esteriore per raggiungere il mare dell’età adulta. Trevor Powers trova nella 
musica l’unico modo per esprimersi e inizia a comporre le sue prime canzoni all’ Università’ di Boise. Incoraggiato dalla madre, si mette a registrare le sue composizioni. Usa come studio di registrazione i suoi posti prediletti come la sua camera da letto, la sua cucina, il suo garage, unici posti nei quali riesce a esprimersi in piena liberta’ e a mettere ordine in quei pensieri che lo perseguitano, in questo difficile momento di passaggio all’età’ adulta. Pubblica le sue prime tracce su internet lo scorso Maggio e via un efficace passa parola
la sua musica arriva fino alle orecchie della Fat Possum Records che decide di abbracciare questo piccolo miracolo musicale, tra il lo-fi e il dream-pop, accogliendolo nella sua preziosa famiglia di artisti. Dopo qualche mese uscirà il suo primo disco:“The Year of Hybernation” forgiato sui languidi sogni e sulle delicate emozioni che fino ad ora hanno tempestato la vita di Trevor Powers. Canzoni composte per lo più’ al pianoforte che, con la sua soave voce in sottofondo, sembrano giungere da magiche e lontane lande musicali immerse nella nebbia. In questo disco si ritrovano le atmosfere dei Low, dei Galaxie 500, Sigur Ros ma anche stati d’ansia paralleli a quelli di Mark Linkous (Sparklehorse), la presenza di demoni, l’incapacità’ di comunicazione, gli amori incompresi.
Ma nel progetto Youth Lagoon c’e’ anche la speranza di arrivare a quel mare non lontano dell’età adulta al quale Trevor Powers continua ad anelare nei suoi sogni ad occhi aperti. Sarete incantanti da pezzi come July, Montana, e piacevolmente sorpresi da Afternoon, Posters. Ritornerete sulle ali della nostalgia ai vostri 17 anni con Seventeen, quando il mondo vi sembrava cosi’ assurdo ma anche cosi’ pieno di opportunità’ . Un album atmosferico e raffinato che vi farà rimpiangere il tempo passato ma che d’altra parte vi riscalderà il cuore. 

Musica di classe

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 29 Ottobre 2011 


"Teho Teardo e Martina Bertoni” (15 Settembre 2011, Istituto Italiano di Cultura, Londra)
Teho Teardo, Martina Bertoni e Alexander Balanescu, ICI , London, 15/09/2011
L’Istituto Italiano di Cultura di Londra e’ uno di quei posti dove ti senti ripiombato in un’Italia conservatrice e stantia. Tutti i movimenti e le conversazioni casuali diventano noiosamente formali e si respira quell’aria di pesantezza e d'indottrinamento culturale che appartiene solo a una certa élite di privilegiati, solitamente una classe alto borghese, più interessata all’apparire in certi eventi che non ad apprezzarli genuinamente nell’anonimato. E’ stato con grande sorpresa quindi che ci e’ giunta notizia del concerto di Teho Teardo in questo luogo. 
Ma il contrasto della musica con il luogo e il pubblico l’hanno trasformato in un evento alquanto inusuale e interessante. La serata faceva parte di“Synecdoche Vedute”, un progetto di Flavio De Marco, un giovane artista italiano, che basandosi su fotografie, quadri, guide, poster, mappe e varie astrazioni cromatiche ha interpretato artisticamente tramite dei dipinti e un plastico, il suo legame personale con sei città diverse: Lecce, Bologna, Milano, Roma, Berlino e Londra. Dopo Reggio Emilia, Flavio de Marco porta il suo progetto a Londra dove negli ultimi anni, si e’ sentita la rinascita di una certa psicogeografia nell’arte (i.e. Ian Sinclair, Will Self, Alan Moore). In questo progetto De Marco, non si e’ limitato solo al suo lavoro ma ha voluto confrontarsi con altri artisti come il poeta Paolo Nori per la letteratura e il musicista Teho Teardo per la musica. Questi ultimi sia a Reggio Emilia che a Londra hanno voluto sviluppare e esprimere la loro parallela e intimista visione sulle sei città nella stessa stanza dove erano esposti i lavori di De Marco. Il tempo di uno sguardo veloce sui lavori di Flavio de Marco che non mi colpiscono in modo particolare, e devo dire trovo un po’ facili e pigri, prima dell’inizio della narrazione letteraria sulle città di Paolo Nori. Narrazione che suscita molta curiosità tra i presenti che si scervellano per capire di quale citta’ stia parlando. Da canto mio mentre lo ascolto penso che mi sto sempre piu’ allontanando dallo humor italiano che capisco sempre di meno. 

Teho Teardo e Martina Bertoni - ICI - London - 15/09/2011
Dopo una pausa nella sala dei ricevimenti a base di pane carasau e vino rosso e’ la volta della narrazione musicale di Teho Teardo, chitarra e vari congegni elettronici qui accompagnato da Martina Bertoni al violoncello che era stata con lui artefice del progetto Modern Institute. Teho Teardo e’ senza ombra di dubbio uno dei musicisti più talentuosi e prolifici oggi presenti sulla scena italiana. I fan di una certa musica industriale ricorderanno di sicuro il suo gruppo industrial Meathead, una delle realtà musicale più interessanti italiane degli anni ‘90. E a seguire, oltre ai Modern Institute, ricordiamo Teho Teardo anche per il progetto musicale Operator con Scott McCloud (Girls vs Boys), Here con Jim Coleman (Cop Shoot Cop) e Matera con Mick Harris (Scorn e Napalm Death). Arrivati gli anni 2000, Teho Teardo, si dedica alle composizioni di colonne sonore per la televisione, teatro e per il cinema (più di venti negli ultimi dieci anni). Nel 2009 riceve anche dalle mani di Ennio Morricone a Cannes, il David di Donatello per la colonna sonora di “ll Divo”. Una discografia infinita per non parlare delle sue collaborazioni con una pletora di musicisti internazionali come Jim Thirwell (aka Foetus), Alexander Balanescu, Lydia Lunch, Erik Friedlander Nurse With Wound e Ramleh, Pain Teens, Zeni Geva, Bewitched, Cop Shoot Cop., Placebo, Rothko e sicuramente ho dimenticato qualcuno. Un musicista prolifico che ha sempre voglia di confrontarsi con nuovi progetti e nuove realtà. Ma ritorniamo alla serata di “Synecdoche Vedute” a Londra. Siamo in trepida attesa che inizi il concerto e ci chiediamo cosa succederà in questa saletta con uno stupendo lustro, nella quale un piano a coda si specchia in uno specchio ottocentesco. Si inizia con Prix De Rome, tratto dalla colonna sonora di “Un voyage au bout de la nuit” con violoncello e chitarra suonati con archetto che fanno salire la tensione nella stanza. Si continua con Brake che non aspettavo proprio di sentire stasera, uno stupendo pezzo nostalgico tratto dal progetto Modern Institute di Teho e Martina. 

Teho Teardo e Martina Bertoni - ICI - London - 15/09/2011
Si procede con una gradita sorpresa: dall’altra parte della stanza, opposto a Teho e Martina, un signore con cappello si mette ad accompagnare Teho e Martina al piano a coda. E sotto il cappello riconosciamo tutti Alexander Balanescu, uno dei piu’ grandi compositori della nostra epoca nonché virtuoso violinista e fondatore di Balenesqu Quarter e della Micheal Nyman Band. Una genuina improvvisata, come ci dirà lo stesso Teho Teardo che viene molto apprezzata dal pubblico. Dopo che Alexander Balanescu abbandona il piano, il nostro duo continua con Miss Agropontino tratto dal film “L’amico di Famiglia” di Sorrentino e I am going to live anyhow until I die, tratto dal film di Molaioli. Una versione inedita di E se li disturbi precede il pezzo finales/nord tratto dal film "La ragazza del Lago", durante il quale Teho alza il volume fino a far vibrare inquietamente il lustro e le orecchie dei presenti che portano subito le mani ai loro delicati padiglioni auricolari, abituati a sentire solo il loro respiro. Una serata interessante, forse per quel che mi riguarda forse più dal lato musicale che dal lato artistico/letterario. Mi piacerebbe vedere Teho Teardo e Martina Bertoni per un più lungo concerto qui a Londra, e spero che presto succederà visto la stupenda rassegna stampa estera che Teho Teardo sta raccogliendo, oltre che per le sue colonne sonore anche per il suo recentissimo 7” inciso con Jim Thirwell. Ritornando a casa per le vie di Londra, penso che in Italia, così come in certi ambienti italiani a Londra, ci vorrebbero molti più musicisti pronti e capaci di portare una ventata d’aria fresca e interessante nel ingessato establishment culturale italiano: ma la realtà e’ ben diversa e ci sono ahimè solo poche perle rare come Teho Teardo e Martina Bertoni. 


La regina delle api

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 13 Ottobre  2011 


SHE KEEPS BEES: “Dig On” (Release Date: 19 Luglio 2011, Rykodisc/Domino Records/Audioglobe)


Tra tutte le uscite di quest’estate e autunno c’e’ stato un piccolo gioiello che non ha ricevuto l’attenzione meritata da parte della stampa italiana.“Dig on” dei She Keeps Bees e’ uscito a Luglio ma e’ ancora un disco che conserva tutto il calore dell’estate per il vostro lungo inverno e le vostre innumerevoli serate romantiche, quelle per le quali oltre alla cena preparate con cura anche la musica di sottofondo. E questo e’ un disco perfetto. 
Vi innamorerete della voce calibrata e sensuale di Jessica Larrabee e della diretta semplicità del blues rock dei She Keeps Bees. Già alla loro terza uscita, poco si sapeva finora su questo duo di Brooklyn, semplicemente per nostra distrazione. Nel caso dei She Keeps Bees e’ un vero peccato. Tra il 2009 e 2010 si erano fatti notare in Europa con qualche concerto e piano piano si era iniziato a creare un certo interesse della stampa britannica attorno a questa band. Ci siamo accorti di “Dig on”, il loro nuovo disco inciso per la Rykodisc (casa anche di Seasick Steve) e dato in licenza alla Domino Records per l’Europa. I She Keeps Bees sono un duo: Jessica Larrabee alla chitarra e alla voce e il suo compagno Andy LaPlant alla batteria. Certa stampa inglese li ha descritti come il duo invertito dei White Stripes, anche se sono molto più autunnali e intimisti rispetto al duo di Detroit. Il loro e’ un blues rock riflessivo che potrebbe accomunarli un po’ di più a certe atmosfere intimiste di Cat Power e Bonnie Prince Billy. La carta vincente di Jessica Larrabee e un’energia strabiliante che riesce a calibrare perfettamente nella sua voce e nella sua musica. Vicina a Patti Smith o a Pj Harvey del primo periodo. Dal vivo si respira una forte alchimia con il suo compagno: Jessica Larrabee dimostra grande padronanza del palco e soprattutto che la sua voce non e’ un prodotto da studio.
“Dig On” inizia con All or None/Dark Horse, con la sola voce di Jessica Larrabee, un paio di note alla chitarra e una batteria quasi da sottofondo. Prosegue con un blues lento, Blind to the Cup dove viene a rafforzare l’atmosfera un impercettibile violoncello e ancora Burn, Calm Walk in Dark dove si ravvisano echi di Cat Power. Il ritmo inizia a crescere in Farm e Found you Out per poi calmarsi nuovamente inJupiter Moon e Make you Moon dove il giro di chitarra riecheggia Jeff Buckley. Saturn Return e See Me sono mordaci e grintosi e indicano una strada sulla quale molti di noi avrebbero voluto vedere PJ Harvey proseguire, invece che nei suoi leziosi atteggiamenti teatrali. E ancora la ballata di Sister Beware e il gran finale con la caustica Vulture. Sicuramente “Dig On” e’ uno dei migliori dischi del 2011. Un album vero, semplice e diretto al cuore.


She Keeps Bees, Bandstandbusking, Royal Festival Hall - 18/06/2011

Il motore da 16 cavalli


16 HORSEPOWER: “Yours Truly” (release date: 2 settembre 2011; Glitterhouse Records)

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 17 Settembre 2011 
La ragione per la quale questa recensione vi giunge con un ritardo di una quindicina di giorni non e’ dovuta tanto al mio piccolo break nella piovosa campagna inglese, quanto al fatto che non sono riuscita a staccarmi dall’ascolto ininterrotto di questa sublime doppia raccolta. Penso di aver ascoltato “Yours Truly” una trentina di volte e vi potrei anche cantare i pezzi a memoria, ma forse è meglio di no.
Sono anche diventata negli ultimi anni seguace del culto di Woven Hand, l’attuale progetto del cantante David Eugene Edwards. David Eugene Edwards è stato educato tra gli evangelisti e gli ancor meno liberali nazareni e da ragazzo, di nascosto dal suo nonno predicatore, ascoltava artisti come Gun Club, Joy Division e Nick Cave, ritrovando nei loro testi e nelle loro musiche la stessa dose di potenza, di realismo della liturgia ecclesiastica. La voce di David Eugene è altrettanto penetrante e magnetica, racconta la lotta tra il bene e il male e incita alla fede per sperare in una possibile redenzione. Testi con atmosfere cupe e inquietanti con molti riferimenti all’antico testamento. Una voce resa ancora più intrigante dall’uso di microfoni filtrati, che incolla l’orecchio alla cassa o alla cuffia anche del più ateo. David Eugene e’ anche un talentuoso musicista che alterna con estrema facilità chitarra, lap steel, banjo, varie concertine, ghironda, armonica a bocca. E non da meno sono i musicisti che hanno alimentato per più anni i 16 Horsepower: Jean Yves Tola alle percussioni e piano, Pascal Humbert al basso (che accompagna anche il progetto Woven Hand in tour).
Un southern rock con influenze bluesgrass, balcaniche, country, post rock che ti fa sentire il calore delle tue radici ma non ti fa scordare che, se non hai fede, c’e’ l’inferno che ti aspetta. Questo doppio vinile giunge come un piccolo tesoro per quelli che come me, per distrazione stavano inseguendo altri pianeti musicali alla fine degli anni 90. La prima parte e’ una raccolta di brani scelti dai fans tramite un questionario on line. Delle piccole gemme musicali pescate da tutta la loro discografia come le nervose Splinters, For Heaven’s Sake, Clogger, I have seen what I saw e le dolci Poor Mouth, Cinder Alley, Strawfoot. La seconda include delle pepite introvabili o fuori stampa, delle radio session e varie cover tra cui: Bad Moon Rising dei Creedence Clearwater Revival e quel leggendario 45 giri inciso con il gruppo francese Noir Desir, oramai andato fuori stampa, con la migliore cover dell’universo di The Partisan sul lato A (sì, anche meglio della cover di Leonard Cohen) e sul lato B la cover di Fire Spirit dei Gun Club. “Yours Truly” é disponibile su doppio vinile e cd. Se vi procurate questa compilation via MP3 purtroppo non godrete del libretto interno contenente foto del gruppo e tutti i coinvolgenti testi. E per gli amanti del vinile, ricordatevi che questo, come molti altri, al giorno d’oggi, contiene un link per scaricare gratis la vostra personalissima copia MP3. Per cui, scegliete il supporto che vi conviene ma sarebbe un peccato bypassare indifferenti questa commemorazione dei gloriosi 16 Horsepower. Consigliatissimo per il vostro d’autunno.

Gli dei minori


dEUS: “Keep you Close” (release date: 19 settembre 2011, PIAS)


Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 7 Settembre 2011
La prima sensazione che si prova ad ascoltare questo album è un sentimento misto a frustrazione e rabbia. Rabbia che un gruppo così talentuoso abbia continuato a incidere nonostante l’inaridimento di idee musicali e abbia disonorato una carriera fino a qui brillante. Ho cercato di dare un senso a questo album, l'ho ascoltato e riascoltato, perché non pensavo che un gruppo che avevo tanto amato nel passato potesse produrre un disco cosi piatto e monotono.
Leggere canzoni pop senza mordente come Final Blast, Dark Sets in e ballate soporifere come Easy, Twice (we survive) rendono questo disco molto stucchevole. E nemmeno una produzione ineccepibile e la collaborazione con Greg Dulli (ex Afghan Whigs) aiuta. Un esercizio fine a sè stesso, un riempitivo per un contratto con la casa discografica. Due canzoni di questo album possono riassumere il sentimento che prevale all’ascolto di questo disco. The end of Romance (La fine dell’idillio) e Easy Second Nature (Compiacente seconda natura). Sembrerebbe quasi di ascoltare un altro gruppo se non fosse per la voce di Barman. Se non vi siete mai avvicinati al genio creativo dei dEUS dovreste provare a scavare nella loro prima discografia e ascoltare dischi come “Worst Case Scenario” (1993) e “In a Bar Under Sea”(1996) su etichetta Bang!Records. Sentire i primi dEUS era un fare un percorso pop tra folk, punk, jazz e prog rock. Non c’era un altro gruppo al quale si potevano associare. I dEUS agli inizi degli anni novanta avevano una propria identità e avevano portato una vena d’aria fresca e progressiva nel pop rock cosiddetto alternativo, con ritmi nervosi e incalzanti.
dEUS - Mean Fiddler - London - 17/11/04
Le voci vibranti di Barman e Carlens che duettavano su quel ritmo impazzito e imprevedibile di chitarre, violino, basso e batteria rimarrà per sempre inciso nella nostra memoria. La dipartita di Carlens aveva lasciato dell’amaro in bocca ma “The Ideal Crash” (1999) il primo album sulla major Island, aveva riconfermato il genio dei dEUS anche se in una vena un po’ più elettronica. E poi vi fu la lunga pausa, durante la quale tutti i membri seguirono progetti diversi. Durante quegli anni Tom Barman portò le cover del suo connazionale belga Jacques Brel al Jazz Cafe a Londra e per l’occasione Stef Kamil Carlens salì di nuovo su scena con lui: per un momento si accesero i volti e si sperò in un futuro brillante per i dEUS. Dopo sei anni d’attesa ci fu l’annuncio di “Pocket Revolution” (2005) ma della line up originale era rimasto solo Tom Barman e il violinista Klas Janzoons. Una svolta pop per i dEUS, senza il loro mordente originale ma musicalmente un gruppo ancora di classe ed elegante, come sarà il caso anche per il loro disco successivo “Vintage Point” (2008). E poi? “Keep you close” (2011) (Tenervi vicino). Non vogliatene male ai dEUS, senza ombra di dubbio uno dei gruppi più importanti degli anni 90 ma se volete glorificarli andate a fare un salto nella loro vecchia discografia e stay away from “Keep you close” (State lontani da “Tenervi vicino”) per il bene della vostra lucidità musicale.

Monday, April 02, 2012

“Massimo Volume” (Giovedì 21 Luglio 2011, 93 Feet East, Londra)

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 22 Agosto 2011

Massimo Volume - 93 Feet East - London - 21/07/2011
Vorranno scusarmi i fan dei Massimo Volume, per essermi presa la licenza di adoperare in questo articolo frasi dei brani eseguiti durante il concerto londinese di giovedi 21 luglio al 93 Feet East. Lo scorso ottobre, noi expat indie-rock italiani avevamo esultato alla notizia dell’uscita dell’album “Cattive Abitudini”. Questi dieci anni di silenzio per molti di noi, corrispondono anche agli anni da quando abbiamo lasciato la nostra amata e odiata Italia. La voce sul concerto londinese si e’ sparsa in fretta tra di noi, grazie a Luca. Sono venuti anche dei nostri amici direttamente dall’Italia per assistere a questo unico e raro evento. C’e’ sempre una punta d’orgoglio nell’assistere a un concerto di un gruppo nostrano all’estero, un gruppo che, se l’Inghilterra non fosse così chiusa al mondo non anglofono, avrebbe sicuramente suonato davanti ad altre migliaia di persone. D’altra parte, apprezziamo anche il lato confidenziale della serata. 
I Massimo Volume ci ricordano che in Italia ci sono ancora persone che proseguono il loro lavoro in modo dignitoso, persone che non hanno venduto i loro ideali come alcune delle menti migliori della nostra generazione, che mendicano una presenza al varietà del sabato sera.
Non abbiamo di certo indugiato a prendere i biglietti per quello che per noi rappresentava qualcosa che pareva un’attesa da anni, uno dei più grandi eventi di questo mese estivo londinese, anche se l’estate non e’ ancora arrivata qui a Londra, anzi sembra che l’estate non tornerà più da queste parti. Ricordate l'estate scorsa? Tutto quel caldo, le strade deserte. Il tempo scorre lungo i bordi … chi l’avrebbe mai detto vent’anni fa di ritrovarci qui a Londra, luglio 2011, in un tardo pomeriggio di pioggia e sole.
Massimo Volume - 93 Feet East - London - 21/07/2011
Il 93 Feet East si trova all’est di Londra a Brick Lane, quartiere che ha visto un recente imborghesimento con comitive che brindano tutta la notte a testimoniare dell’ottimo servizio dei bar e dei ristoranti della zona. Arriviamo presto al locale. Fuori ci sono dei tavolini che sembrano aspettare altra gente, in un altro momento. Ci sono anche Mimi’ Clementi, Egle Sommacal, Vittoria Burattini e Stefano Pilia, circondati dai loro amici londinesi. Stasera, al 93 Feet East, non c’e’ una grandissima affluenza, ci saranno un centinaio di persone. Si inizia con Robert Lowell da “Cattivi Abitudini”. C’e’ un suono più compatto e maturo rispetto ai dischi precedenti. I Massimo Volume, non si sono presentati sul palco simili a ieri, non si aggrappano a un’immagine destinata a descriverli per sempre. Le chitarre affilate di Egle e Stefano danzano con maestria sul ritmo sostenuto della batteria di Vittoria e il basso di Mimi’. E al di sopra la voce che declama i testi, che galleggia po’ nell’aria prima di arrivarci diritta al cuore. Secondo pezzo a seguire la dolce e malinconica Coney Island con un’intro e finale di chitarra molto languidi, il ritmo avanza lentamente con La Bellezza Violata e Le Nostre Ore Contate per esplodere in Litio per il quale Mimi abbandona il basso temporaneamente.
La presentazione di “Cattive Abitudini” continua con l’elegante Tra la Sabbia dell’Oceano. Si scava poi nella vecchia discografia iniziando con l’acclamato “Lungo i Bordi”. Parte 
Meglio di uno Specchio e un coro di approvazione sale dal pubblico alle prime note di Il Primo Dio. Si continua con Fausto, da “Cattive Abitudini”, dedicato a uno dei personaggi più interessanti del panorama musicale italiano degli ultimi 40anni: il cantante, compositore Fausto Rossi.
Si tocca anche l’album “Da qui”con La città Morta e “Stanze” conCinque Strade con il quale si chiude questo set esplosivo. Abbiamo sentito il suono dei Massimo Volume. 
Era un lamento del tempo? O una nota rubata nella casa del sogno?
Restiamo ancora un po’ ad aspettare il bis che inizia con Il Tempo Scorre Lungo i Bordi. Pubblico incontenibile con i testi mitraglianti sulle chitarre fugaziane di In nome di Dio, al quale segue quello che sembra un assolo da Kashmir dei Led Zeppelin in apertura di Fuoco Fatuo. E il concerto continua in un tripudio di suoni con la pungente OrororoC'è forza nelle loro parole. Sensazione perfetta.
Mimi, Egle, Vittoria e Stefano sembrano felici dell’accoglienza. Dopo il concerto qualche momento per concedersi ai fans che hanno tutti qualcosa da raccontare: chi li ha visti vent’anni prima all’Isola del Kantiere di Bologna, chi li ha intervistati, chi ha un cugino che rubò dalla sua collezione il vinile di“Stanze”. Ma si fa tardi per la metro. Rientrando la notte per le vie del centro 
siamo allegri come vecchi bonzi ubriachi. Ascoltiamo il respiro della terra e il traffico londinese profondo come una sinfonia.Nella metro camminiamo contromano distribuendo sorrisi a baristi, a esperti di finanza, a commesse rifatte che ignorano il nostro gioiellino musicale. Massimo Volume: grazie per esserci e per darci speranza. Nei tempi inquieti londinesi torneremo a voi. 

LONDON’S BURNING: i tumulti, 6 –10 agosto 2011

Pubblicato su distorsioni-it.blogspot.com 22 Agosto 2011

I fatti
I giorni più caldi dell’estate inglese sono sicuramente stati quelli tra il 6 e il 10 agosto. Cinque giorni di scontri violenti che hanno messo a fuoco e fiamme interi quartieri del Regno Unito. Stranamente, gli scontri sono stati limitati a quartieri precisi di Londra e altre città dell’Inghilterra mentre in altre aree la vita continuava il suo corso come se nulla fosse: uomini d’affari firmavano contratti milionari, i turisti visitavano i musei e lo shopping era incessante a Oxford Street (se non per una chiusura anticipata del Lunedì perché si temeva un’estensione degli scontri). Le cause che hanno fatto scaturire questa violenza sono molteplici e i veri danni sono stati fatti nella società inglese in decenni e non solo in quattro giorni.
Giovedì 4 agosto: durante un arresto nel quartiere di Tottenham viene ucciso dalla polizia Mark Duggan, apparentemente disarmato. Un’ennesima sbavatura della polizia, questa volta letale. Tottenham è uno di quei quartieri disagiati di Londra dove se sei giovane e abiti in case popolari, sei un potenziale target della polizia per perquisizioni corporali ingiustificate. Il governo Cameron ha recentemente annunciato tagli alla pubblica sicurezza che rendono la polizia più nervosa e in cerca di facili risultati per giustificare la loro presenza. Solo dal 1998 al giorno d’oggi sono morte 333 persone in custodia della polizia inglese e nessuno è mai stato accusato. Si deve anche tenere anche conto che gli scontri sono successi in distretti dove il livello di disoccupazione è allarmante. Nel distretto di Haringey, di cui fa parte il quartiere di Tottenham, dove gli scontri sono iniziati, c’è un solo posto di lavoro per ogni 54 disoccupati. A più ampio raggio, nel Regno Unito, nel secondo trimestre del 2011 sono state licenziate per esubero di personale 154.000 persone. E vi è stato un calo di 22.000 posti di lavoro contro un aumento di 38.000 richieste di disoccupazione. Il governo ha anche annunciato un futuro fatto ancora più di restrizioni economiche e sociali. Nel frattempo gli affitti delle case popolari aumentano, come aumentano i tagli ai centri sociali. Solo nel quartiere di Tottenham quest’estate hanno chiuso tredici centri sociali per i giovani e al rientro scolastico in molte scuole pubbliche vi saranno più del 70% di tagli alle sovvenzioni. Oltre alle tensioni con la polizia, la disoccupazione e i tagli sociali si deve anche considerare che la Gran Bretagna è un paese nel quale il 10% della popolazione detiene ricchezze per 100 volte più dei poveri e dove per anni un’economia vacillante è stata coperta da un sistema di credito sempre più ampio. E sempre dal lato del divario tra ricchi e poveri, nel 2007, nelle aree più ricche dell’Inghilterra per ogni cento morti sotto i 65 anni, nelle aree più povere ne morivano 200. Un’ ineguaglianza che non si riscontrava dal 1921.
Tra i poveri, la categoria che soffre maggiormente dell’aumento della disoccupazione, delle tensioni crescenti contro la polizia, della povertà sempre più dilagante e dei tagli sociali è quella dei giovani. Giovani che crescono in famiglie sempre più assenti. Già nel 2007 la Gran Bretagna era al 21esimo posto nella graduatoria Unicef dell’indice del benessere giovanile (l’Italia al 8 posto). E non era soltanto considerata la povertà, l’alta percentuale di gravidanza, problemi d’alcool e di fumo ma anche altri fattori come un sistema educativo sempre più sovraccarico con classi tra le più affollate del mondo (una media di 26 alunni per classe). Quindi i giovani come categoria a rischio, gli stessi che sono stati all’origine degli scontri. Il 75% delle persone coinvolte in questi atti vandalici aveva meno di 25 anni di cui un terzo minorenni. 
Le cause
I giovani sempre più lasciati a se stessi crescono in giungle urbane senza punti di riferimento se non le gangs che incitano al traffico di droga, alla violenza ed i media che incitano dalla loro parte a un consumerismo sfrenato, dove l’immagine, l’apparire e il possesso di ricchezza è tutto. Non si è accettati sono accettate per quello che si è ma per quello che si vale, come ci ricorda anche L’Oreal: “Perché io valgo”. Anche il governo non dà un’immagine migliore: i profitti sono sempre più privatizzati e i rischi e costi socializzati. Con una prospettiva di futuro assente e una voglia di valere, anche se per poco, molti giovani cresciuti da soli, senza nessun valore, in queste giungle di cemento, alla prima opportunità di sentirsi vivi e far parte della società che li ha sempre scartati e rifiutati, sono impazziti come delle belve tenute in gabbia. Non hanno nulla da perdere, non potranno mai permettersi nulla, non hanno possibilità di lavorare e hanno l’impressione che ogni possibile via di scampo sia loro negata. Diceva un vecchio testo di David Bowie 'Possiamo vincerli per sempre. Poi potremo essere eroi solo per un giorno, Non siamo nulla e niente ci aiuterà' Si sono scagliati come schegge impazzite contro la società, contro quello che sta vicino a loro per appropriarsi di quello che possono, prima di farsi prendere dalla polizia. 
La violenza scappa di mano: le prime molotov sono state lanciate, il fuoco non è controllato e incendia interi palazzi. Tramite i social networks le gangs chiamano a ribellarsi con loro altri giovani, si sentono invincibili. Il passaparola attraverso il messenger blackberry è immediato, il fenomeno si amplifica, altre gangs vedono quello di cui sono stati capaci i loro vicini e vogliono anche loro provare a far parte della società consumista anche se solo per qualche ora. Una rabbia mirata sì ad appropriarsi di simboli giovanili come elettronica ed abbigliamento vario, ma anche una rabbia cieca, pronta a colpire chiunque sia a portata di mano. La polizia che ha a che fare con atti vandalici in diversi quartieri delle città inglesi, è stata presa alla sprovvista. Ci sono stati allora degli scontri anche con i cittadini che sono scesi in strada a difendere i loro beni, con i primi morti, cinque in totale. Si lascia spazio alle milizie urbane razziste che cercano di puntare il dito sugli emigrati, ma questa non è una lotta di razze, è una lotta di classe. 
Di quelle classi che i vari governi britannici hanno tanto voluto far sparire durante gli anni, dando facile accesso ai crediti, costruendo lussuosi centri commerciali nei quartiere più disagiati, creando una ricchezza apparente per far dormire tranquilli gli abitanti. Ma ora non c’è accesso per nulla, senza lavoro non puoi avere credito. Senza credito, non puoi far parte della società e quindi ti ci scagli contro. Nel frattempo il governo inizia ad accorgersi dell’escalation della violenza e dispiega più forze dell’ordine. Sono stati mandati per le strade sedicimila poliziotti, stranamente lo stesso numero che dovrebbe essere licenziato con i nuovi tagli. Le violenze sono state messe a tacere, con un bilancio di cinque morti, 3.100 persone arrestate e dei danni per più di 200 milioni di euro. 
Uno degli elementi inquietanti scaturiti è la reazione di tutti i concittadini inglesi che condannavano la violenza senza minimamente chiedersi quali ne fossero le cause. 'Sono dei vandali e devono essere sterminati'. Tutti pronti a giudicare senza in realtà capire che con il loro voto, con il loro silenzio, hanno permesso che nel 2011 si siano verificati questi gravi disagi giovanili nel sesto paese più ricco al mondo. Alcuni dei benpensanti in quei giorni hanno anche augurato l’intervento dei militari per dichiarare la legge marziale. Adesso i morti saranno pianti e i danni non assicurati saranno coperti dalla polizia, che per far fronte a tali somme farà aumentare le tasse di tutti i cittadini e non solo del 10% per i più ricchi. Delle 3.100 persone arrestate, finora 1.000 sono finite nelle già sovraffollate prigioni inglesi. I processi, visto il loro improvviso aumento, sono fatti sempre più fatti alla rinfusa da avvocati sottopagati con un sovraccarico di lavoro esorbitante. 
Il governo Cameron promette sanzioni molto dure conto i giovani che hanno sconvolto l’Inghilterra - non solo Londra, anche Manchester, Liverpool, Birmingham ... - per questi cinque giorni, e una polizia ancora più severa secondo il modello “Zero Tolerance” di New York introdotto a fine anni ‘80. Il primo ministro minaccia anche di far chiudere i Social Network, ritenuti i principali passaparola delle rivolte. 
Ancora si tace su come risolvere i problemi che hanno causato questa rivolta, su come aiutare i giovani a trovare dignità e lavoro, su come agire nel campo dell’educazione e del sociale perché questi tumulti siano eliminati. Non sono le priorità di Cameron in questo momento. Nel frattempo gli affari hanno ripreso come prima e il divario tra ricchi e poveri si allarga sempre più. Il mostro della povertà e del malessere sociale che abbiamo generato è stato solo assopito e messo a tacere, ma per quanto?